Spazio Italia - Radio Timisoara

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21/10/2011

Non tutto è vero.

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Abbiamo la tendenza a credere che quello che leggiamo sia vero. Questo è tanto più esatto quanto, quello che stiamo leggendo, combacia con le nostre convinzioni o si sposa con le nostre idee generali. La potenza di internet risiede nella facilità potenziale di raggiungere tutti gli abitanti del pianeta, ovunque essi si trovino, a condizione, ovviamente,, che abbiamo una connessione disponibile.Non credo che sia fantascienza quella di credere che ci siano gruppi capaci di utilizzare il web per trasmettere false voci che abbiamo lo scopo, nemmeno tanto oscuro, dii modificare le opinioni e di coinvolgere milioni di persone a scegliere qualcosa di diverso da quello che avrebbero scelto se, quelle voci, non fossero state così “vere” in quanto ripetute da tutti, o da molti. Non c’è sempre e solamente dolo, c’è posto anche per l’errore ovviamente. L’errore è ancora più subdolo, in quanto chi lo commette crede in quello che ha affermato ed è disposto a difenderlo, fino a quando non appare un evento che renda lapalissiana il suo errore.
Oltre a blog, siti di vario genere, compresi i social network, dove milioni di persone con un semplice click del loro mouse, sommando il click di altri milioni di mouse creano la verità di una voce, oppure ne demoliscono le basi. Lo sforzo immane che Wikipedia sta,, da anni, utilizzando, serve proprio per evitare che voci diventino storia e, di conseguenza,, inconfutabili realtà. Noi che utilizziamo internet dall’inizio, possiamo dirlo, sappiamo che è così, sapiamo che quello che si trova in rete può essere una gigantesca spazzatura come una profonda verità. Noi, che utilizziamo internet sappiamo spesso, non sempre, come discernere il vero dal falso, ma sappiamo anche, che è sempre più difficile. I nostri figli seguono quello che accade nel mondo e, quello che accade nel mondo, arriva ai nostri figli ad una velocità che non è più possibile controllare. Dobbiamo lavorare alla base, alla radice della formazione del loro pensiero perché capiscano che essere un’entità pensante non ha prezzo e che solamente così potranno distinguersi ed evitare di essere inglobate in catene diioe dsul “mi piace” solo perché l’icona del messaggio è accattivante e non perché il messaggio è importante.
Un altro aspetto del vero è il messaggio che viene inviato a mezzo stampa o direttamente parlando.
A titolo d’esempio l’avvenimento che ha visto alcuni italiani presenti ad una manifestazione che ha avuto come base i cento cinquanta anni dell’Italia unita. L’avvenimento ha visto presente anche un ministro del governo Berlusconi il quale ha parlato del “miracolo Timisoara”. I rappresentanti di Confindustrria Romania, sulla rappresentatività dei quali mi si consenta non commentare, hanno raccontato qualcosa, non ha importante cosa, ma quello che hanno dichiarato è falso. Il miracolo Timisoara, se mai è esistito, oggi sicuramente non c’è più. Da anni gli italiani che hanno contribuito all’evento della delocalizzazione di massa, sono andati via e, quelli che sono rimasti stanno cercando, disperatamente di rimanere a galla. Per chi comprende il rumeno qui c’è un articolo locale. In questo caso l’informazione non solo è falsa, ma è anche vecchia di almeno tre sette anni. La rete, grande rete, aiuta a rendere ridicoli anche questi “rappresentanti”.
Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

18/11/2009

Dalla padella alla brace?

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Dalla Padella alla braceQuasi per caso, dopo un periodo alquanto lungo di volontario disinteresse, alimentato dall’amara sensazione di disagio e di velata vergogna generata dalle azioni, fatti e misfatti, del nostro rappresentante in Timișoara, da qualche giorno ci troviamo al cospetto di una novità. Il motore consolare ha ripreso a funzionare, almeno così appare dallo scambio di corrispondenza elettronica inneggiante alla necessità di riunirsi sotto un unico ombrello tricolore esortando la necessità di abbandonare rancori di datata memoria, nel tentativo di rendere coeso un gruppo che gruppo non è quasi mai stato. Il tono dei messaggi è lontano dall’essere diplomatico. Sembra più di qualunque altra cosa il tentativo, scocciato e poco convinto, di una maestrina al cospetto di alunni indisciplinati, ignoranti e maleducati. Forma a parte, anche se viene difficile dimenticarsi da che pulpito provenga il messaggio, ci viene da chiedere perché adesso e perché in questa forma. Certo non ci è dato sapere il perché di tante cose, come per esempio del motivo per cui moltissimi di noi italiani siamo stati epurati dalle attività del Consolato Generale d’Italia, a meno di avvenimenti che non possono e non potevano essere nascosti, in quanto a tutti noti. Certo non ci è dato sapere del perché e del percome illustri personalità della Società Civile rumena, che hanno contribuito con il loro lavoro ed il loro impegno nel tentativo di dare un’immagine migliore non solo all’Italia bensì ai suoi Figli espatriati in quest’isola latina, non vengano nemmeno invitati a partecipare ad avvenimenti pubblici ed istituzionali. Certo non ci è dato da sapere il perché delle trasmissioni televisive al fianco di millantatori e bugiardi che con il loro operato hanno contribuito affinchè la carriera di uomini degni di nota fosse distrutta ed, indirettamente, ne sono certo, abbiano contribuito anche alla scomparsa di altre persone, una per tutte, Mariella, con le loro maldicenze, menzogne della più bassa spezza. Certo ci è impossibile sapere del perché, nonostante innumerevoli e dichiarate motivazioni siano state spedite all’indirizzo dell’Ambasciata circa il comportamento sicuramente non consono alla carica, il ben che nulla sia stato deciso. La storia passa tra un trascorso dove uomini capaci hanno cercato e sono riusciti a creare un’immagine di serietà e di credito all’indirizzo delle nostre Istituzioni sul territorio locale, alle dichiarazione di Titolari di Importanti Istituzioni locali che non vogliono nemmeno sentir parlare di quelli attualmente in carico. Ma, nonostante tutto, con uno stile a noi incomprensibile, nulla è cambiato, tranne per questo tentativo di sedare, appianare e pacificare persone che, dalla loro parte, hanno ben altri panni da lavare. La domanda sorge spontanea, perché? Forse la risposta sta in un annoso e penoso, lasciatemi aggiungere, caso, quello del Centro Culturale Italiano. La disputa è di lunga durata, ma di fatto i termini sono semplici e facilmente comprensibili. Alcuni di noi non hanno accettato l’idea ed il principio che un Centro Culturale riconosciuto a livello istituzionale fosse una società a responsabilità limitata. Tutto qui. Quello che si cercava di ottenere era semplicemente un’associazione no profit dove la partecipazione di tutti fosse aperta, dove fosse possibile convogliare fondi per poi reindirizzarli verso attività culturali e caritatevoli, finalizzate al miglioramento e mantenimento della nostra immagine di Italiani in Romania. Non era un problema di persone, non era un problema di invidie ne tanto meno di rancori. Oggi, ci troviamo con un centro accreditato che di fatto è una società a responsabilità limitata, con tanto di statuto, bilanci ed oggetto sociale, ma soprattutto con lo scopo di generare profitto. Ovviamente parliamo di profitto economico e non il profitto di un’immagine comune. I richiami dei delfini dal Capo della nostra istituzione servivano a questo probabilmente, permettere al sommo di chiudere una delle tante pendenze rimaste non ascoltate per anni, sin dal precedente Ambasciatore.

Se di questo si tratta, ed abbiamo ragione di crederlo, possiamo solamente essere velatamente speranzosi che qualcosa, di fatto stia accadendo. Forse le voci di una sostituzione non sono poi così infondate? Non ci resta che sperare di non essere in una padella.

Viva l’Italia.

Memo Rivolsi

Spazio Italia - Radio Timisoara

07/10/2009

R.E.

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Viva la Repubblica Italiana

Viva la Repubblica Italiana

Credo che non ci siano misteri circa il grado di soddisfazione (leggi insoddisfazione) che le Istituzioni ‘nostrane’ hanno lasciato scaturire negli ultimi anni, nei pensieri e nelle azioni, di molti di noi. Lunedì e martedì scorsi, le provincie di Timisoara e quella di Arad hanno avuto il privilegio di essere visitate dal S.E. l’Ambasciatore d’Italia. Come membro dello staff di Spazio Italia non posso non sottolineare che, benché sollecitato dalla nostra caporedattrice, il Consolato Generale di Timisoara, non abbia nemmeno risposto alla richiesta di poter intervistare S.E.. Essendo il nostro l’unico programma radiofonico in lingua italiana nella zona del Banato, ed essendo Sua Eccellenza a conoscenza della nostra trasmissione perché ci fece visita all’inizio del Suo mandato, ci era sembrato più che logico e corretto, che ci fosse un piccolo spazio anche per noi. Tutto questo non per un diritto, ma semplicemente, se proprio vogliamo stringere all’osso, per tenere fede ad una promessa fatta dai due rispettivi Primi Ministri in occasione dell’ultima visita ufficiale del Primo Ministro Boc in Italia, circa l’impegno di rafforzare tutte quelle attività che hanno come scopo il rafforzamento ed il radicamento dei rapporti dei due popoli nei loro rispettivi  territori.

Ho personalmente richiesto a S.E. un parere al riguardo ma, politichese a parte, ho ottenuto solamente la dichiarazione che localmente, leggi il Consolato Generale, immagino nella persona del Console, si occuperà di promuovere e rafforzare il ruolo di Spazio Italia nel territorio e non solo. Adesso sono tranquillo.

O dovrei preoccuparmi? In effetti se l’attenzione che la compagine del Ministero degli Esteri distaccata sul territorio rumeno, sarà la stessa che ha avuto per la nascita, per esempio, del Centro Culturale Italiano, fortemente voluto da S.E. l’Ambasciatore Mancici, è da sperare che, dato il carico di pesanti ed improrogabili incombenze quotidiane, non si trovi il tempo per occuparsi di questa ulteriore inutile incombenza. Lo Staff di Spazio Italia, in questo caso, ringrazia commosso.

Quindi niente di nuovo. Infondo che cosa potevamo aspettarci? D’altra parte, chi ha partecipato alla riunione di Timisoara, encomiabili per essere riusciti a sopportare il vuoto delle dichiarazioni dei rappresentanti di Unimpresa, oltre alle gratuite cadute di stile, delle quali avremmo volentieri fatto a meno, riporta un generale stato di frustrazione oltre alla sempre più presente e radicata domanda. Allo stato attuale delle cose, considerato un ricco pregresso da dimenticare, ivi comprese alcune presenze esterne all’Istituzione che altro non hanno fatto che arrecare danni, financo fisici, ad alcuni dei nostri stimati connazionali, a cosa ci serve il Consolato Generale a Timisoara? Non ci si aspettava un vivo e sincero entusiasmo nel condurre questa visita, ma quanto meno un po’ più d’interesse, anche se recitato. Intanto le voci parlano di imminenti cambi, chissà che non ci si debba pentire, si sa, al peggio non c’è mai fine.

Gianluca Testa