Spazio Italia - Radio Timisoara

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08/05/2011

Tutto fermo, tutto in movimento.

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RivluzioneSi sa, la politica costa. Lo sappiamo bene noi che dal dopo guerra in poi abbiamo finanziato partiti, partitelli con annessi e connessi. Lo stiamo ancora facendo, che cosa credete e non c’è differenza con il prima B. se non per i valori. Oggi tutto è più caro.
In Romania c’è una differenza sostanziale, anche se i principi sono gli stessi. Qui non c’è valore che non si possa “aggredire” bisogna solamente stare attenti ai periodi in cui si muovono. Si perchè, gli addetti ai lavori, possono interessarsi dei loro affari, ma se il clima politico non lo permette, se si è in odore di cambiamenti, allora occorre un’attenzione maggiore. Poi, in momenti particolari come quelli di questi giorni, con la scusa della Pasqua, ma in realtà è il congresso del partito a dettare le regole, tutto si è fermato.
Non mi sono mai voluto aggicinare alle attività collegate, anche lontanamente, aventi a che fare con il pubblico. Non credo debba spiegarne i motivi, ma mai come in questo caso ho avuto ragione. L’occasione, anche se sarebbe meglio dire l’idea, era nata in virtù di alcune opportunita, tra le altre cose veramente concrete, che si sono manifestate all’inizio di quest’anno. Uno dei canali da poter attivare era anche il pubblico. Ero in qualche modo preparato ed in un certo senso curioso, ma mai e poi mai mi sarei aspettato quanto ho sentito riferirmi. Premetto che tutto è avvenuto come per sentito dire, nel senso che, a me, non è stata formulata nessuna proposta direttamente. A quanto pare, le fonti riportano, che il sistema è talmente putrido che oggi si parla di dover anticipare somme che rasentano il 30% del valore dell’appalto anche se non c’è e non può esserci la garanzia che il tutto sia, successivamente, approvato.
Per quanto sconcertante non è la richiesta in generale che mi sconvolge, ma il fatto che ci siano moltissime persone, società ed organizzazioni che, accettando e soddisfando le richieste, alimentano questo sistema. Ho paura che non ci sia speranza e non lo scrivo a cuor leggero, anzi. In occasione di una riunione Rotary ho proposto una sorta di provocazione ad alcuni amici Rotariani che si occupano di politica.
UNi, i più giovani e non addentro alle logiche dei partiti, erano quasi eccitati dalle idee che avrebbero potuto portare l’immagine della loro sezione a livelli decisamenti migliori di quella di cui attualmente gode. Quelli attivi, dopo aver gentilmente ascoltato e, qualche volta sorriso, in amicizia, hanno consigliato di lasciare stare.
Non ha importanza il soggetto in questione, bensì la conferma che uomini bisognosi di una rivalutazione politica, ben consapevoli che le idee, per quanto embrionali, avrebbero potuto avere un potenziale successo, abbiano immediatamente dichiarato la loro impossibilità a muoversi ed, addirittura, a proporre, a chi di competenza, quanto stava nascendo.
Questa sorta di test, anche se non può essere considerato valido come campione, non porta altro che a confermare quanto sto da tempo pensando. Qui, in ROmania, ma credo che anche il nostro Paese non sia immune, per poter concretizzare qualcosa delle nuove idee, occorre disboscare, sradicando anche i busti dal trerreno, tutti i bochi, tutte le boscaglie ed i gineprai che hanno infestato della buona terra fertile.
Visto che la storia si ripete, non c’è differenza ideologica tra questi pensieri, ancora sopiti dalle comodità di cui ci siamo e siamo stati circondati, da quelli che hanno mosso le più sanguinose e profonde rivoluzioni della nostra storia, di quella umana intendo.
Se poi ci soffermiamo qualche secondo meditando quanto sottili sono i fili che mantengono ai vertici uno od un altro personaggio, quanto effimeri e delicati sono gli equilibri sottostanti, ci rendiamo conto che stiamo vivendo ed abbiamo sempre vissuto su di una immensa potentissima polveriera.
Gianluca Testa

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07/04/2011

Nuovo Codice del Lavoro

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lavoronero1La fiducia è stata accordata. Il nuovo codice del lavoro rumeno è passato e sarà attivo in poco meno di un mese. I sindacati hanno messo in piedi la solita pantomina populista, alla quale non sembra più credere nessuno, nemmeno gli affiliati al sindacato stesso, che tra le altre cose è stata anche abbastanza penosa. I patronati si sono rilevati deboli e poco incisivi, ed anche il Governo, non ha approfittato per creare delle basi più solide per assicurare al Paese una speranza in più di ottenere nuovi investitori. Quello che non molti hanno capito è che non serve a nulla dire che “tanto le regole più dure non sono applicate”, in una Nazione normale, la legge è legge e non si può applicare se piove e se c’è il sole no, o peggio ancora, solo per alcune società e non per altre. Si applica e basta. In base a questo principio le aziende che non sono mai venute in Romania, hanno come base informativa, a differenza dei nostri “imprenditori” padani, la Gazzetta Ufficiale. Molti, ne sono convinto, si sono spaventati quando hanno letto che i tempi ciclo (in rumeno norma) devono essere concordati con i Sindacati, oppure hanno decisamente sollevato una montagna di obiezioni quando hanno letto altri dettami del vecchio codice e come soluzione, hanno deciso di non venire, semplice.
Le nuove regole sono un po’ migliorative, sotto alcuni punti di vista, ma altre rispettano lo spirito e le consuetudini di questo popolo. E’ stata dichiarata guerra al lavoro nero ed all’evasione fiscale, quindi, in modo pertinente, si sono inserite delle disposizioni che sanzionano penalmente chi assume persone in nero. Bene la norma esiste ma è condizionata ad un evento, che se non raggiunto non genera il caso penale ma rimane un semplice reato amministrativo. La condizione è il numero massimo di persone che possono essere assunte in nero! Non più di cinque. In effetti la legge non permette di assumere fino a cinque persone in nero, ma non punesce gli autori delle assunzioni se non amministrativamente, fino a quella quantità, ergo, lo permette!
Lo so, ai più sembrerà una barzelletta, ma non lo è. Quindi piccoli negozi, bar, ristoranti, piccoli laboratori e quant’altro, sono salvi.
Una soluzione rumena al cento per cento.
Gianluca Testa

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24/03/2011

Leader sindacale.

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sindacato1Qualche volta, anzi sempre più spesso, mi chiedo se le persone che urlano le loro idee come assolute e fondamentali, credano veramente in esse e siano disposti a lottare per quello che più di un’idea diventa, piano piano, un vero e proprio ideale. A proposito di questo ricordo una discussione, avvenuta qualche settimana or sono, con uno dei capi regionali di un sindacato rumeno, che si definisce “potente”, al proposito delle, allora, previste, oggi, attuali, modifiche al codice del lavoro rumeno. A prescindere sulle considerazioni sul termine “potente”, ricordo che l’impressione che ebbi nell’ascoltare le idee e le motivazioni che quel signore mi stava animatamente esponendo, era oscillante tra il divertito ed il commiserevole. Divertito per il fatto che le sue esposizioni si sostenevano solamente grazie a degli anacronistici postulati, commiserevole per il fatto che, ammesso che fosse completamente in buona fede, cosa di cui oggi inizio fortemente a dubitare, generavano un entusiasmo che, lapalissianamente, lo avrebbe velocemente portato verso una delusione.
Da lì a pochi giorni, le organizzazioni sindacali rumene si sarebbero incontrate per una “esemplare” manifestazione che avrebbe portato la voce del popolo, sarebbe meglio dire, la loro voce, contro la volontà manifestata del Governo in carica, di modificare il Codice del Lavoro. Queste manifestazioni, visto che erano previste, a detta del mio interlocutore, diverse azioni, prevedevano anche una stupida attività che avrebbe dovuto prevedere una sorta di sit-in davanti l’Ambasciata Americana a Bucarest con annesso rituale, di puro stampo islamico, culminante con la distruzione delle bandiere americane con le fiamme. La motivazione datami dal mio interlocutore si basava sul fatto, qui confesso che ho riso, gli “americani sono la fonte di tutti i guai”, ivi compresa la pressione esercitata sul Governo rumeno al fine di indurli a chiedere le fiducia per modificare il codice del lavoro.
La mia commiserazione è stata confermata quando, alla sera delle annunciate manifestazioni, dopo che il Parlamento aveva confermato la fiducia al Governo, o per essere precisi, aveva respinto la mozione di sfiducia contro il Governo e confermato la fiducia sul decreto che modifica il codice del lavoro (qui un decreto legge ha il potere di modificare e di annullare anche completamente una legge emanata dalle camere, senza che nessuno muova eccezioni di incostituzionalità di fondo), le folle oceaniche di sindacalisti e di lavoratori non erano per nulla folle, bensì poche centinaia di attivisti, comandati dai loro capi, assenti, a presidiare i luoghi prescelti, senza che nessuno, finalmente un po’ di buon senso, desse atto ai propositi “islamici” che il mio interlocutore si vantava essere la madre di tutte le azioni “per smuovere l’opinione pubblica e cacciare l’oppressore dal territorio rumeno”.
A prescindere dalla necessità che questa Nazione aveva di modificare le regole più che comuniste che avevano generato il codice del Lavoro, la legge 54 del 2993, motivo per il quale, sono convinto, molte aziende con un minimo di pianificazione e di programmazione strategica, abbiano considerato un punto fortemente a sfavore di un potenziale investimento in Romania, sono sempre più convinto che tutte le cose, ivi comprese queste organizzazioni sindacali, così come sono concepite, così come sono condotte e gestite – la maggior parte dei loro leaders o sono stati inquisiti o sono oggetto di pesanti indagini sia giudiziarie che giornalistiche a causa degli averi accumulati dai loro granitici mandati di comando – sia ormai obsolete ed inutili. Anche rischiando di essere frainteso, credo che, benché la figura dei sindacati abbiano svolto il loro fondamentale ruolo nel cammino della libertà democratica, quello in cui si sono trasformati alcuni di questi, e non solo in Romania, non sono altro che un maldestro e spesso ridicolo esempio di come pochi tentino di irretire i tanti, al fine di mantenersi un posto al sole. Tentativi che non disdegnano di fare proseliti anche difendendo l’indifendibile, anche sostenendo tesi di provati imbroglioni che per il solo fatto di aderire all’organizzazione sindacale di turno, devono essere “aiutati”, non capendo che in questa maniera, la massa, quella che veramente lavora, non faccia altro che allontanarsi inesorabilmente dalla radice dell’dea dalla quale è nato il Sindacato, quale Istituzione. Anche se esitono le dovute eccezioni, alcune decisamente eccellenti, ma che sono eccezioni di persone, non di organizzazioni mi chiedo se non c’è veramente nulla di nuovo sotto il sole?
Gianluca Testa