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01/03/2011

Rivoluzioni spa

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Neve al sole

Neve al sole

Come neve al sole si stanno sciogliendo le dittature che da oltre trenta anni soggiogavano la quasi totalità delle nazioni che si affacciano sul nostro Mediterraneo.
Triste è il costo in sangue che è stato pagato da persone che, quasi anacronisticamente, secondo le nostre “democratiche” percezioni, hanno lottato per il loro ideale.
Terribile è il silenzio che è succeduto al bacio dell’anello ed agli atti di giuniflessione dettati da vili e meschini, quanto lucrativi, disegni economici.
Adesso ci si aspetterebbe un momento di stasi che dovrebbe preecedere un ulteriore momento di assestamento del potere che, sopito e soggiogato da decenni di forza, desidera venire allo scoperto. Qualunque esso sia, questo potere ,dovrà confrontarsi con il degrado morale ed economico in cui versano la maggior parte di queste Nazioni. Forse e senza tanti forse, ci sono già molti consigli di amministrazione di molte multinazionali che stanno già pregustando il sapore di altri anni di attività a basso costo nelle nascenti, si spera, democrazie. Di sicuro, per quegli uomini e quelle donne che sono scesi in piazza sfidando, in molti casi, cecchini e mercenari, visto che la maggior parte delle volte l’esercito non ha risposto agli ordini di massacro impartiti da nefandi morituri terrorizzati dall’inesorabile destino, adesso stanno festeggiando. In Egitto, nemmeno dopo una settimana dalla detronizzazione, è il caso di dirlo, del presidente, era già festa. Festeggiamenti che dovrebbero, comunque non perdere di vista il senso di quello che è stato raggiunto come obiettivo, fermando sul nascere quelle strumentalizzazioni, locali, esterne, oppure semplicemente ed atrocemente combinate, che tenteranno sicuramente di giovare del vantaggio della confuzsione che, in questo momento e per alcuni giorni o settimane, imperverserà nelle aree liberate.
Questo è solo l’augurio che il consenso popolare abbia la possibilità di generare consensi per coloro i quali onoreranno la memoria dei martiri con delle Costituzioni che rispettino la dignità di tutti, che rispettino l’uomo in quanto individuo e non perchè appartenente a qualcosa.
Gianluca Testa

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23/05/2010

Ventitre Maggio

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Diciotto anni. Come tante altre “cose” anche questa “cosa” è ancora impunita. No, non ci interessa chi abbia materialmente premuto il pulsante che diciotto anni fa dilaniò in un istante Francesca Morvillo, Giovanni Falcone, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, insieme con la speranza che moltissimi di noi cittadini del mondo avevamo nell’operato di quegli uomini. Quell’uomo lo abbiamo preso, spero che sia ancora in prigione. No, a noi interessa per chi quel pulsante fu premuto, chi era, erano i beneficiari di quel “servizio”. Pochi giorni fa qualcuno ha imbrattato “l’albero di Falcone”.
Un mentecatto che ci ha reso ancora una volta chiaro chiaro che la questione non è risolta. NOn che fosse necessario indignarsi ancora una volta per sapere che quello che esiste oggi è il frutto di tutte quelle parole vuote che politici ed uomini dello “Stato” hanno e continuano a “blababre” nelle occasioni delle commemorazioni pubbliche. La connivenza che ha finanziato futuri politici, la collusione che ha condannato vecchi politici, ci ha regalato una nuova mafia, una nuova camorra, una nuova criminalità. Qualcosa che va oltre il colletto bianco. Questa volta il sistema è talmente potente che s’è fatto eleggere e per garantirsi il potere ed il consenso, che queste nuove dittature hanno il bisogno di continuare ad ottenere per rispettare l’immagine di facciata, hanno usato la formula di romana memoria del “dividi et Impera”. Tutti quelli che hanno “sposato la causa” ne ricevono un qualche tornaconto. Chi più chi meno, ma ce n’è per tutti. Così tra infermiere che si dissanguano per attirare l’attenzione sulla loro condizione, uomini che, nel totale silenzio e nella completa dignità, si chiudono nelle loro case faticosamente acquistate ma non ancora finite di pagare, nel tentativo di arrivare alla fine del mese, altri sciacalli, le case se le vedono regalare a loro insaputa, ristrutturano aree intere sperperando miliardi di quelle nuove Lire che servirebbero per aiutare la nostra Nazione a crescere. Miliardi che potrebbero servire per rivalutare il territorio dove le più disparate forme di malavita reclutano manovalanza, per spacciare, rubare, uccidere in una parola minare definitivamente lo sviluppo dell’area stessa.Miliardi che potrebbero aiutare uno sviluppo che non c’è, visto che quello apparente non è sostenibile dato che si basa sulla corruzione e, quindi sulla totale assenza di concorrenza.
Ventitre maggio, Francesca, Giovanni Magistrati. Ventitre maggio Vito, Rocco, Antonio Agenti di Pubblica sicurezza dilaniati per garantire a qualcuno la continuazione dell’attuazione del progetto. Pochi mesi dopo, in luglio il diciannove Paolo Borsellino Magistrato, Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina morirono dilaniati per poter scrivere un altro capitolo del progetto che oggi, forse, ci ha condotto dove siamo.
Mancano poche righe da scrivere, pochi versi per completare un capitolo importante.
Una di quelle la nuova legge per impedire che, un nostro diritto costituzionale, possa essere esercitato. Non contenti di aver obnubilato il pensiero del popolino con “grandi fratelli” ed “isole dei famosi”, adesso nessuno potrà parlare.
Noi qui ospiteremo sempre il libero pensiero, di chiunque esso sia.
Gianluca Testa