Spazio Italia - Radio Timisoara

Pensieri e basta

29/07/2013

Segni, un nuovo catalogo.

Segni.
Tratti di china che hanno il potere di raccontare l’emozione che li hanno generati.
Linee, quasi mai curve, che, ripercorrendole con lo sguardo di chi non cerca di capire, ma vuole solamente sentire, percepire, rivive il calore della pelle, il tocco delle dita sul foglio di carta, non tradiscono, ripagando l’attenzione prestata con nuove sensazioni da elaborare, piano, con il tempo. E se fosse, veramente, una nuova lingua?

Un modo per ringraziare, non pagare, l’ospitalità offerta con passione e profondo senso di rispetto.

Quei segni sono qui, non tutti, non per importanza, raccolti, in semplici pagine, ma semplicemente adunati da un inatteso appello. Sono qui per coronare e recintare lo sforzo che Stefan Clarasanu ha profuso nell’immaginare, prima e realizzare, poi, una delle sue più belle ed espressive opere. La campana del terremoto.

Stefan non battezza le sue opere. Non vuole renderle schiave di un nome, di un titolo.
L’ho capito solamente adesso. Solo adesso ho compreso il perché di questa sua scelta.
Stefan ha ragione.
Così come ha avuto ragione a voler donare, a chi lo ha accolto, a chi o ha aiutato, a chi gli ha offerto dell’acqua fresca ed a chi, semplicemente, lo ha apprezzato come uno di loro, parte dei suoi disegni.

Questi sono frutto delle emozioni di un artista vero, concreto e maturo. Capaci di rendere omaggio alle cartilagini di una mano anziana, così come ad una palma costretta in un piccolo giardino.

Disegni che, altro non sono, che opere d’arte, di un’arte che s’è maturata alimentandosi di difficoltà, senza cadere nel compromesso della logica dell’affare.
Che è cresciuta nel rispetto dei valori e dei principi che lo hanno fatto crescere. Diventare un uomo artista privo di legami e di obbligazioni, libero di dire e fare, oltre che di pensare, liberamente.
Forte, capace di modellare il marmo passando per l’andesite e sostando, incidentalmente, su altri segni, in attesa di divorare il mostro.

Sincero, come lo sono i segni che escono dalla “mia” pancia, dice. Fiero delle sue opere d’arte così come delle sue scarpe, delle altre opere d’arte che, al pari delle sue idee, colleziona e coccola.

Tenace come quando con la sua voce, ripeteva, con vigore e modulata forza, il nome di un nuovo vino, casualmente scoperto, definitivamente adottato. Tenace e forte nei colpi del suo martello capace di seguire le idee della sua mente, sia esso brandito sulla tenace andesite che sul fragile marmo, lasciando profonde emozioni sui suoi splendidi legni, anch’essi epressione unica anche di rinascite di anime vegetali a lungo dimenticate in aque fangose..

Polvere, sudore, fatica, essenze per coltivare la gioia di avere creato, unica tra mille unici, un’altra vera ragione per apprezzare il suo stile, la sua persona e la sua arte.

Qui, tra queste pagine, non sono le parole l’elogio all’artista, bensì le sue stesse linee, i suoi stessi segni, che, ora più che mai, hanno raggiunto i cuore e la mente di gente che, solamente qualche mese orsono, non avrebbe mai nemmeno immaginato di conoscere.

Potenza dell’arte, di quella vera, potenza di un uomo capace di esprimere le sue passioni e creditore di rispetto, anche da parte della vita.

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