Spazio Italia - Radio Timisoara

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05/01/2017

Retezat 38

20160815_113052Era la prima volta in vita mia che affittavo un appartamento, se escludo quelli usati per qualche giorno di vacanza. Quell’appartamento era orribile, buio, per fortuna non freddo anche se temevo che d’estate sarebbe stato un forno. Ad ogni modo era sempre meglio della soluzione dell’albergo dove mi precipitai per lasciare la camera, saldare il conto ed andarmene. Partendo dall’Italia mi ero fermato in un ipermercato ed avevo fatto provviste. Avevo dovuto lasciare un obolo alla dogana di Petea, quando ero ritornato in Romania, cosa che mi aveva dato non poco fastidio, ma tutto sommato avevo di che sfamarmi per almeno dieci giorni e, finalmente, avrei potuto ricambiare l’ospitalità di Walter, invitandolo a cena da me.
Avevo portato con me la documentazione inerente i beni che sarebbero stati spediti da lì a pochi giorni. Il programma che avevo iniziato a scrivere non era completato, ma era un buon motivo per testare le prime funzionalità. Certo la prima importazione l’avrei delegata interamente all’ufficio di import export di Marius, dovevo avere dei termini di confronto, anche per quanto riguardava i calcoli che avrei dovuto applicare alle aliquote doganali ed iva, ma per il seguito avrei usato i mei strumenti che, per lo meno, mi assicuravano un uso migliore del tempo ed una certezza sull’integrità dei dati e della correttezza delle informazioni.
A Bozna era tutto pronto, o quasi, per ricevere i materiali che avrebbero permesso il completamento, anche, dell’impianto elettrico, oltre che sanitario. Avevo già selezionato tre ragazzi che avrei assunto in qualità di guardiani. Ero pronto a dare il là alle operazioni. “Bene si parte!”
Iniziava a fare veramente freddo. Il cielo era grigio scuro. Le nubi erano cariche di neve. Tutto preannunciava un inverno con i fiocchi. Per me non era una novità, sapevo come difendermi dal freddo, ma c’erano dei particolari ce mi preoccupavano. Primo tra tutti il gasolio. Avevo notato che con il passare del tempo, più ci si avvicinava all’inverno, più era difficile approvvigionarsi. La mia Golf andava a benzina verde ed anche quello era un problema. C’erano solamente pochissimi distributori che vendevano benzina senza piombo ed anche da quelli era basilare accertarsi che fosse veramente benzina senza piombo. Alcuni usavano un adattatore per permettere alla pistola della benzina normale di entrare nel serbatoio delle auto a benzina verde, che aveva un diametro molto più piccolo, ma questo eliminava la quasi certezza che la benzina erogata fosse veramente senza piombo. Fatto questo non trascurabile, dato che un’alimentazione sbagliata avrebbe compromesso il motore per sempre.
Il mio dubbio era fondato. Durante l’inverno, il gasolio diventava una merce sempre più rara e si attivavano una sorta di mercati paralleli, ovviamente in nero, dove, non senza difficoltà, era possibile approvvigionarsi. Il gasolio era fondamentale per alimentare la caldaia che avrebbe riscaldato il mio laboratorio, senza sarebbe stato impossibile lavorare, c’era troppo freddo. I sistemi elettrici per il riscaldamento, che avevo visto in Romania, erano tutti russi o cinesi e non duravano mai, più di un giorno. Calin, il vicino che mi aveva offerto il pranzo, mi offrì una soluzione al problema, presentandomi un suo amico agricoltore che, prudentemente, faceva provvista di gasolio e che me lo avrebbe venduto applicando un sovrapprezzo di, solamente, il dieci percento. Quello che non avevo modo di sapere, allora, era che la qualità del gasolio rumeno e, quella dell’amico di Calin, in particolare, era a dir poco pessima.
“Buona sera, sono Gianni, il trasportatore, domani verso le nove arrivo in dogana a Zalau.” Erano le dieci di sera e stavo guardando la il telegiornale italiano. La televisione era un benefit che mi aveva permesso di abbandonare ogni remora circa l’affitto dell’appartamento. Al tempo non era difficile poter ricevere tutti i canali televisivi che desideravi. Bastava contattare il distributore del segnale che alimentava il cavo dell’antenna installato nel proprio bloc, pagare un obolo, di solito in marchi tedeschi, ed il gioco era fatto. In una città potevano esistere anche un centinaio di “servizi” del genere. Chiunque aveva una parabola satellitare ed un po’ di destrezza informatica, riusciva a sintonizzarsi su HOT BIRD e con poca spesa ottenere una schedina Sky clonata. Un distributore di segnale un po’ più intelligente, qualche centinaio di metri di cavo installato alla bene e meglio in qualche bloc limitrofo ed il gioco era fatto. Da quelle esperienze, più o meno legali, sarebbero nati i distributori di segnale televisivo ed internet che esistono oggi, decisamente più strutturati ed affidabili di quelli esistenti verso la fine del mille novecento novanta tre, ma anche molto più cari, ovviamente.
Era incredibile, almeno per me, constatare e verificare le capacità di adattamento e le trovate, spesso geniali, che qualche rumeno era in grado di escogitare per procurarsi dei guadagni, non sempre molto leciti. Al tempo, per esempio, iniziavano a comparire, ma solo nelle città più grandi, come Cluj-Napoca, per esempio, le cabine telefoniche che, al posto delle monete, funzionavano con delle schede prepagate. Dopo pochi giorni che erano state installate per le strade, già circolavano delle schede, tutt’altro che legali, che avevano le stesse dimensioni di quelle originali, ma, ad un’estremità, avevano un micro pulsante che, una volta terminato il credito della cartella, bastava premerlo per ricaricare la stessa scheda di altrettanti Lei di quanti era all’inizio dell’uso. Praticamente con trenta marchi, tanto era il costo richiesto, si poteva telefonare all’infinito in tutto il mondo. Quando rifiutai di acquistare una di quelle schede, Laura, che me l’aveva proposta, mi guardò come se fossi un appestato. “Ma è assolutamente illegale!” le avevo detto smorzando l’entusiasmo nel mostrarmi la scheda che aveva appena acquistato. “Tu non sei normale. Qui fanno tutti così, se puoi evitare di pagare qualcosa o di prendere qualcosa senza pagare molto, perché non devi farlo se lo fanno tutti?” Avevo cercato di rispondere, ma le mie argomentazioni basate sui principi dell’etica e dell’onestà, oltre che delle basi di una società civile, nulla potevano contro le prove che continuava ad enumerare circa l’uso e la consuetudine, già molto in voga allora in Romania, di erodere, pezzo dopo pezzo, la Nazione stessa.
Gli esempi che mi portava a giustificazione del fatto che lei aveva acquistato quella schedina telefonica, si sommavano ad altri esempi che, allora, non avevo ancora avuto modo di conoscere e di verificare, in qualche modo, con fonti ufficiali. Quello che mi appariva, già allora, molto evidente, era il fatto che le opportunità per arricchirsi velocemente erano figlie della spregiudicatezza che si voleva mettere in campo. Il rapporto era esponenziale ed avrebbe permesso a molti, di arricchirsi a dismisura senza rischiare nulla per decine d’anni.
La parte esecrabile, oltre ai fatti eseguiti da quelle persone prive di scrupoli, spesso appartenenti, direttamente od indirettamente ai vecchi servizi di intelligence del deposto regime, era il fatto che la gente comune, anche se non tutta per la verità, elogiava la loro capacità di arricchirsi. Non era importante il mezzo, bensì lo scopo. Tutto era giustificato dal risultato. Non potevo e non posso dire che in altri Paesi, Italia compresa, fosse diverso, ma quello che mi terrorizzava era l’ampiezza del fenomeno e l’enorme consenso popolare che, quel genere di persone, ricevevano quotidianamente. Se non rubavi eri un “prost ”

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