Spazio Italia - Radio Timisoara

Pensieri politici

20/01/2012

Piero Calamandrei.

Piero Calamandrei

“La costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sola, è un pezzo di carta che se la lascio cadere e non si muove più. Perché si muova bisogna metterci ogni giorno il combustibile, bisogna metterci dentro impegno, lo spirito la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica. Che non è non qui…ma in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani, l’indifferentismo.
La politica è una brutta cosa, che me ne importa della politica’. Io quando sento fare questo discorso, mi viene in mente una storiella che forse qualcuno di voi si ricorda: due contadini emigranti, a bordo di un piroscafo, nel mare. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro sul ponte si accorgeva che c’era una grande burrasca con onde altissime. Allora il contadino impaurito, domanda ad un marinaio se erano in pericolo ed il marinaio risponde: “se continua questo mare tra 1/2 ora la nave affonda”. Allora il contadino corre nella stiva a svegliare il compagno ..Beppe, Beppe, se continua questo mare il piroscafo affonda! e l’altro gli risponde “che me ne importa, non è mica mio!”.
Questo è l’idifferentisfmo alla politica. È così bella e comoda la libertà. C’è, esiste, si vive di libertà. C’è altro poco da fare che interessarsi di politica e lo so anche io ci sono tante altre cose da fare che fare politica…però la libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per 20 anni e che, a voi giovani, auguro di non sentire mai e vi auguro di non sentire mai quesrto senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare, voi, le condizioni afffinchè questo senso di angoscia non lo dovrete provare mai, ricordandovi ogni giorno che, sulla libertà, bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo. Questi articoli che dal punto di vista letterario non sono belli, ma sono l’affermazione solenne della solicarietà sociale della solidarietà umana , della sorte comune, che se va a fondo va a fondo per tutti, questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi, la carta della dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime lezioni dopo la caduta del fascismo il 6 luglio 1946. Questo Popolo, che da 25 hanni non aveva goduto dei diritti civili, dopo un periodo di caos , guerre, orrori, guerra civile, io ricordo, ero a Firenze, file di gente discilinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, lieta perché aveva la sensazione di aver recuperato la dignità. Questo dare il voto, questo portare la propria opinione, questo essere padrone di noi del nostro Paese, della nostra Terra. Disporre noi delle sorti della nostra Patria del nostro Paese. Quindi voi giovani dovete dare alla costituzione, dovete dare il vostro spirito la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica. Questa è una delle cose bella della vita, che ognuno di noi non è solo, che siamo un parte di un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora, vedete, io ho poco altro di dirvi, nella costituzione, che adesso sentirete i commenti, c’è dentro tutta la nostra storia, il nostro passato, i nostri dolori, le nostre sciagure, goie, sono tutti sfociati qui in questi articoli ed a saper intenderli, dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo nell’ art.2 “adempimento dei diveri inderogabili solidarietà politica, economica e sociale” o leggo nell’ art 11 “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli. La Patria italiana in mezzo alle altre Patrie…”, ma questo è Mazzini…ma quando io leggo nell’ art 8 “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti la legge”…ma questo è Cavour. O quando io leggo nell’ art 5 ”La Repubblica, una indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo. O quando nell’art 52 leggo a proposito delle Forze Armate, “ordinamento delle Forze Armate si uniforma allo spirito democratico della Repubblica”, esercito di popolo, ma questo è Garibaldi. E leggo, all’ art 27 “Non è ammessa la pena di morte”, ma questo, studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani, ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione. Dietro ogni articolo di questa Costituzione, giovani, voi dovete vedere giovani come voi , morti combattendo, torturati, morti di fame di stenti, caduti combattendo, impiccati, nei campi di concentramento in russia, africa, per le strade di Milano di Firenze, che hanno dato la vita perché la Libertà e la Giustizia potessero rivivere su questa Carta . Quando vi ho detto che questa Carta è una Carta morta, no, non è una Carta morta questo è un Testamento, un Testamento di centomila morti. Se vuoi volete andre in pellegrinaggio nel luogo dov’è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i Partigiani, nelle carceri, nei campi dove furono impiccati, andate ovunque, dovunque è morto un Italiano per riscattare la Libertà e la dignità. Andate lì, giovani, col pensiero perché è li che è nata la nostra Costituzione.”

Piero Calamandrei

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