Spazio Italia - Radio Timisoara

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02/01/2012

Sonno e ragione.

Tra le pieghe del tempo risiedono, latenti, gli errori della storia. Sono lì pronti per essere letti ed interpretati. Lo scopo è non ripeterli. Parole di tutti e di nessuno. Il tempo non insegna nulla agli altri, soltanto a noi stessi e, qualche volta nemmeno questo. Spesso, tra le mille parole d’ogni giorno, troviamo alcune piccole risposte ai problemi di sempre. Spesso, sempre tra quelle parole, generiamo altri, più grandi problemi. Sembra strano, ma quello che accade è incredibilmente figlio del caos. Un nobile e generale caos che, di fatto, regola e genera il futuro. Quello che sconcerta è che le combinazioni generate, sono tane e poi tante che credo sia impossibile simulare un modello tipo. In tutto questo generare di casualità, ci sono casi dove le storie, intrecciandosi, si combinano e diventano funzionali, certe volte piacevoli. Quando questo si avvera accade che alcuni riescono a generare un alito di piacere per altri, ma ecco, che pronti, si avventano contro coloro i quali non sono d’accordo per principio, coloro i quali, anche per sola invidia, decidono che non è, che non dev’essere, ed inizia il tentativo della distruzione. Giochi di sempre, giochi di dovunque. Non appartengono a qualcuno in particolare ne ad un luogo in particolare, ma fanno parte del genere umano. Chi più chi meno, ma sono presenti dovunque. In alcuni Paesi esistono anche dei detti popolari molto eloquenti. A pensarci bene sono detti che dovrebbero far pensare molto, almeno sulle radici che li hanno generati e che, nonostante tutto, li stanno mantenendo in vita. Qui, da noi, potrei dire, in Romania, si dice, “che muoia la capra del vicino”. Qualcuno oggi ha aggiunto che muoia il vicino, probabilmente per prendersi la capra. Il resto è storia, ovvero il ripetersi degli errori di sempre. Tra questi la sordità dei governanti e la cieca corsa verso obiettivi troppo ambiziosi. Siamo sempre molto prudenti nel giudicare altrui operato, ma desideriamo sempre porre in estrema attenzione le conseguenze del non ricordarsi di cose già accadute. Rimane viva ed attiva la speranza che , nonostante tutto, almeno la ragione non si addormenti.
Gianluca Testa

Pensieri e basta,Spazio Italia - Radio Timisoara

31/12/2011

Solo tu.

Se ci credi, spesso, riesci a trovare la soluzione alle paure che, come i mostri di Rilke, stringono, tra le morse del buio della tua notte, i migliori, spesso, i migliori dei tuoi tesori. Sono le tue idee, quelle che ti vergogni di esprimere. Sono gli istinti che ti stringono le gonadi, così forte che picchiano la tua mente. Vogliono uscire, sentirsi vivi ed esprimersi. Sono quell’abbraccio che hai desiderato stringere senza essere frainteso, ma che, molto spesso, hai represso guardato a vista dai tuoi mostri. Allora scappi, fuggi senza meta, sempre nei tuoi pensieri di uomo senza frontiere, senza limiti, dove i pensieri, ma solo loro, si trovano nelle lande dell’infinito possibile, ma che, una volta tornato al presente, diventa, un infinito infinitamente impossibile.
Allora nemmeno le parole possono essere il tuo conforto, perché anch’esse sono interpretate e circondate da ghirlande di luoghi comuni e di motivazioni che, pur non avendo nulla a che fare con il tuoi pensiero, circuiscono e castrano il pensiero che le ha generate.
Arrivi a non volerti più bene, a pensare che non c’è soluzione alla tua voglia di essere e di esprimerti, ma sbagli. Tutto quello che puoi è dentro di te, solo che non lo sai, solo che non l’hai ancora capito.
Svegliati uomo.
Reagisci e pretendi di essere e di poter vivere per quello che in realtà ti senti di essere veramente.
Quello che senti è realmente sostenibile, avulso dalla materialità dei desideri, quella non conta, non serve a nulla, non la porterai con te nel lungo viaggio. Quello di te che resterà nel mondo si potrà raccontare molto tempo dopo e molto tempo ancora dopo che di te non rimarrà assolutamente nulla di materiale.
Vivi il tuo tempo e credi che quello che puoi essere in effetti sarai, dipende solo da te.
Gianluca Testa

Pensieri e basta

30/12/2011

Prospettiva

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Rainer Maria Rilke

Stavo pensando a quale tipo di augurio avrei potuto lasciare al pubblico di questo piccolo blog.
Ed altrettanto onestamente, confesso, tanto per non cadere in banalità da cartoline Mondadori, che non lo so.
Ho pensato di optare per un augurio legato alla fine della crisi, ma ho paura che sarebbe un solo desiderata senza nessuna speranza di essere esaudito.
Avevo pensato che un richiamo alla salute potesse essere, oltre che generico e, quindi abbracciare tutti quanti, un gradito augurio, cosa che sicuramente è, ma volevo offrire un qualcosa di un po’ più profondo, pur confermando l’augurio di buona salute a tutti quanti.
Ne rimarrebbero molti, di pensieri che potrebbero essere deputati e candidati a diventare l’augurio per ultimo giorno dell’anno del duemila undici, ma, in cuor mio, non mi sento altro augurio che quello che tutti, o molti di più di oggi, si accorgano che hanno bisogno di cambiare.
Si, il mio augurio per il prossimo, incipiente anno nuovo, è quello di cambiare.
Cambiare un po’ tutto, dal modo di pensare, al modo di vivere con gli altri, dal modo di percepire la “res publica” e quella privata, al modo in cui pensiamo alla nostra vita ed alla sostenibilità delle nostre azioni e dei nostri desideri. Cambiamo, trasformiamo il nostro modo d’essere per poter entrare in un nuovo modo di vivere le nostre e le vite degli altri che, vuoi o non voui, ci respirano attorno.
Cambiamo le nostre parole, cambiamo le nostre abitudini e rendiamoci liberi dalla schiavitù degli schemi che abbiamo adottato fino ad oggi.
Cambiamo senza la necessità di creare delle rivoluzioni, ma diamo sfogo ai nostri piccoli, reconditi pensieri.
Ricordiamoci di Rilke e riconosciamo che aveva ragione quando diceva che “le paure sono i mostri che tengono a bada i nostri più profondi tesori”. Aborriamo i nostri mostri e liberiamo le nostre emozioni, i nostri profondi tesori.
Il mio augurio per il duemila dodici e per gli anni a venire, è quello che capiate, comprendiate la caducità delle umane cose e liberiate i vostri desideri nel rispetto delle attività sostenibili, siano esse votate alla nostra natura, al nostro mondo, siano esse deputate ai nostri simili.
Buoni anni a venire quindi, buon duemila dodici consapevoli che sarà complicato, difficile, in alcune occasioni persino penoso, ma possiamo farcela e possiamo farcela molto bene se cambiamo la nostra prospettiva.
Gianluca Testa