Spazio Italia - Radio Timisoara

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22/12/2019

Come l’acqua per il cioccolato

Odiare qualcuno fino a desiderare che sparisca dalla faccia della terra, senza possibilità di remissione di peccati, senza che esita la benché minima possibilità di essere perdonato.
Odio che ingombra il giorno e la notte di chi vuole il male, che genera in lui decine di idee per colpire più a fondo, sempre più duramente per non lasciare scampo.
Odio che permette di raccontare, mettere in circolo e divulgare le più assurde falsità al fine di conseguire uno scopo malefico.
Le strade dell’odio sono lastricare dei migliori intenti e protette da radicalismi e fanatismi delle peggiori spezi.
Tutti sappiamo che cos’è l’odio, forse molti di noi lo hanno anche provato, magari misto alla rabbia di un momento insinuarsi tra i neuroni atterriti del loro cervello. Alcuni lo hanno , poi, coltivato per farlo apparire come uno scopo quasi irrinunciabile, una sorta di bandiera da portare avanti senza paura di essere sconfessati, forti del fatto che altri, convinti dalla bontà delle menzogne messe in campo, si accodino alla schiera , al gregge.
Quando osserviamo questo sentimento montare gli animi, sicuramente osserveremo anche una o più vittime cadere sotto i suoi ciechi colpi.
Molto spesso pensiamo che solo qualcun altro, che non appartiene al nostro circolo, possa coltivare l’odio contro qualcuno. Se si dovesse scoprire che questo sentimento alberga nell’animo di chi si ama, questo diventerebbe devastante.
Così quanto lo è sapere e aver verificato che le ragioni dell’odiare sono solo false, inesistenti, costruite ad arte da chi sa, molto bene, che la maggior parte del genere umano, sempre di più, si fida di quello che sente dire. Non verifica, non approfondisce quelle informazioni, anzi, sguazza nel torbido aggiungendo qualcosa del suo. “Ho sentito che”. “Mi hanno riferito che.”
E quell’odio arricchito di tante “verità” inonda il mondo tramite la velocità offerta dalla fibra ottica e colpisce, incessantemente, senza sosta e, per sempre, chi ha avuto la sfortuna di essere oggetto di quell’odio.
Non sto parlando di un odio scaturito da un avvenimento certo e personalmente subito. No, sto parlando di un odio che è generato da altri sentimenti altrettanto meschini. Invidia, gelosia, egoismo. E quella persona che credevi essere al tuo pari per sentimenti e sensibilità, quando scopri che è parte integrante dei meccanismi infangartici e denigratori, cade inesorabilmente nel limbo del dubbio. Il tuo dubbio che alimenta l’eterna domanda che, quasi sempre non ha nessuna risposta valida.
“Perché?”
Non c’è quasi mai un perché, quanto meno una risposta che ti possa giustificare il dolore, l’umiliazione che è destinato a patire l’oggetto dell’odio. E’ come l’acqua per il cioccolato che Laura Esquivel ha scritto ma al contrario. Dove l’intensità di un sentimento opposto all’odio, ma contrastato dallo stesso, trasforma tutto in una tragedia dove gli odiati ardono tra le fiamme alimentate dalle cattiverie di tanti.
E allora dentro senti il vuoto.
Ti senti solo, impoverito e defraudato di una radicata convinzione che il tuo animo accanto fosse come il tuo.
Ma non lo è, e tutto crolla, si frantuma in mille pezzi che l’entropia aiuta a sperdersi nello spazio che ti circonda senza che tu possa minimamente pensare di poter ricostruire qualcosa di ciò che è andato in pezzi.
Tutta colpa dell’odio, della gelosia, dell’egoismo e della credenza che “solo io so che cosa è vero“, che “solo io so che cosa è bene e cosa è male“, che “solo io so perché’ cosi’ ho sentito, perché così dicono tutti“.
Perdo un’altra preziosissima fase del mio voler essere semplice perché cado , faccia a terra, con tutto il mio peso e senza preavviso.
Odio segue l’odio e senza possibilità di finire il percorso, di terminare il suo percorso viene di nuovo alimentato da nuovo e rinnovato odio.
Gianluca Testa

p.s. Chiunque si sentisse, a torto o a ragione, il designatario di tale epistola, altro non dovrebbe fare che comprenderne ogni singola parola e non, come si tenterebbe di agire, trovare reconditi motivi di autodifesa, alimentati da inesistenti attacchi alla persona. Comprendere che il proprio atteggiamento provoca, sempre, delle azioni e delle reazioni, non e’ in seno solamente agli illuminati, ma in tutti noi, peccato che il verbo coniugato rimanaga muto, alemno per la maggior parte delle volte.

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