Diversa visione.
Confrontiamoci con il nostro passato per sperare di raggiungere degli obiettivi , qualunque essi siano, nel nostro immediato futuro, può essere una modalità di ottenere il successo?
Poco prima di Natale, dopo aver assistito ad un’opera magistrale del Maestro Enrico Cannata, che con l’aiuto finanziario ed organizzativo della Famiglia Margherita e Carlo Marchegiano, ha allietato per oltre un’ora e mezza, centinaia di spettatori riunitisi tra le mura e sotto gli affreschi della chiesa Millenium di Timisoara e consumato i soliti, qualche volta, sinceri auguri, per la vigilia di Natale, adesso stiamo pensando ad una scadenza, molto virtuale, che, un po’ ci spaventa.
Il duemila dodici come sarà? Molti di noi si sono ritirati a riccio, alimentando di fatto quella che chiamiamo crisi. Questi molti, anzi moltissimi, alcuni giustificati purtroppo dalla perdita del loro lavoro ed altri dal fallimento delle loro attività, stanno alimentando questo opprimente sentimento di angoscia. Alcuni, pochi, stanno cercando di dare sfogo al loro innato desiderio di costruire, di fare. Io sono tra queste spire che, vuoi o non vuoi, mi hanno sempre attirato permettendomi di costruire enormi successi, non solo economici, ma anche, necessari, insuccessi. L’unica cosa che, alla fine di tutto ho capito, è che la gente, la massa, quella che determina il successo o meno di qualche iniziativa, non pensa. Essa reagisce agli stimoli interni ed esterni ed è estremamente sensibile alle ignizioni di idee che, molto spesso, sono solo indotte dalla forza dei messaggi pubblicitari, siano essi espliciti che impliciti. UOmini e donne che reagiscono seguendo desideri, spesso molto materiali, che hanno quasi come ultimo scopo un arricchimento maggiore. Alcuni si fermano alla sempre verde necessità di apparire, per cui il bene, il guadagno, non serve ad altro che a farli sentire più forti, potenti. La mancanza di morale, o la sua quasi completa cecità indotta da anni di speculazioni al soldo del “successo” ha reso il denaro lo scopo ed il modo per ottenerlo un semplice modo, avulso da etiche e da morali. Queste si sarebbero presentate pesanti ed impietose solo nel caso di un non raggiungimento dello sperato guadagno.
Ma oggi questo sembra essere qualcosa che appartiene ad un passato, anche se prossimo. Oggi, chi ha ottenuto, non importa come ahimè, rimane alla finestra, sta a guardare. Egli ha liquidità, ma non vuole perderla ne tanto meno rischiare. Egli non è un imprenditore e poi è sicuramente immortale. E’ vero che ogni tanto, svolazzando sulle altrui disgrazie, piomba con fare da navigato avvoltoio per approfittare del bisogno. Non ha importanza nulla se non il suo affare. Ma questo non è altro che una solida e costante fune che lega l’essere alla sua più bieca attività, la speculazione.
Ma nell’anno che verrà, speculare, sarà complicato, manca un attore principale, manca il mercato o per lo meno, è sopito, anzi profondamente addormentato. Purtroppo non è un letargo programmato, non sappiamo quando si sveglierà, ma sarebbe bello approfittare di questi momenti per ricordare, per pensare a noi ed al nostro passato. Forse è venuto il momento di trovare e percorrere una nuova strada, un nuovo modo di intendere la nostra vita ed il nostro mondo. Forse è venuto il momento per iniziare a credere che esistono altri valori ed a coltivarli con uno spirito diverso.
Gianluca Testa

