Spazio Italia - Radio Timisoara

Archive for December, 2011

Pensieri e basta,Spazio Italia - Radio Timisoara

27/12/2011

Diversa visione.

Confrontiamoci con il nostro passato per sperare di raggiungere degli obiettivi , qualunque essi siano, nel nostro immediato futuro, può essere una modalità di ottenere il successo?
Poco prima di Natale, dopo aver assistito ad un’opera magistrale del Maestro Enrico Cannata, che con l’aiuto finanziario ed organizzativo della Famiglia Margherita e Carlo Marchegiano, ha allietato per oltre un’ora e mezza, centinaia di spettatori riunitisi tra le mura e sotto gli affreschi della chiesa Millenium di Timisoara e consumato i soliti, qualche volta, sinceri auguri, per la vigilia di Natale, adesso stiamo pensando ad una scadenza, molto virtuale, che, un po’ ci spaventa.
Il duemila dodici come sarà? Molti di noi si sono ritirati a riccio, alimentando di fatto quella che chiamiamo crisi. Questi molti, anzi moltissimi, alcuni giustificati purtroppo dalla perdita del loro lavoro ed altri dal fallimento delle loro attività, stanno alimentando questo opprimente sentimento di angoscia. Alcuni, pochi, stanno cercando di dare sfogo al loro innato desiderio di costruire, di fare. Io sono tra queste spire che, vuoi o non vuoi, mi hanno sempre attirato permettendomi di costruire enormi successi, non solo economici, ma anche, necessari, insuccessi. L’unica cosa che, alla fine di tutto ho capito, è che la gente, la massa, quella che determina il successo o meno di qualche iniziativa, non pensa. Essa reagisce agli stimoli interni ed esterni ed è estremamente sensibile alle ignizioni di idee che, molto spesso, sono solo indotte dalla forza dei messaggi pubblicitari, siano essi espliciti che impliciti. UOmini e donne che reagiscono seguendo desideri, spesso molto materiali, che hanno quasi come ultimo scopo un arricchimento maggiore. Alcuni si fermano alla sempre verde necessità di apparire, per cui il bene, il guadagno, non serve ad altro che a farli sentire più forti, potenti. La mancanza di morale, o la sua quasi completa cecità indotta da anni di speculazioni al soldo del “successo” ha reso il denaro lo scopo ed il modo per ottenerlo un semplice modo, avulso da etiche e da morali. Queste si sarebbero presentate pesanti ed impietose solo nel caso di un non raggiungimento dello sperato guadagno.

Ma oggi questo sembra essere qualcosa che appartiene ad un passato, anche se prossimo. Oggi, chi ha ottenuto, non importa come ahimè, rimane alla finestra, sta a guardare. Egli ha liquidità, ma non vuole perderla ne tanto meno rischiare. Egli non è un imprenditore e poi è sicuramente immortale. E’ vero che ogni tanto, svolazzando sulle altrui disgrazie, piomba con fare da navigato avvoltoio per approfittare del bisogno. Non ha importanza nulla se non il suo affare. Ma questo non è altro che una solida e costante fune che lega l’essere alla sua più bieca attività, la speculazione.
Ma nell’anno che verrà, speculare, sarà complicato, manca un attore principale, manca il mercato o per lo meno, è sopito, anzi profondamente addormentato. Purtroppo non è un letargo programmato, non sappiamo quando si sveglierà, ma sarebbe bello approfittare di questi momenti per ricordare, per pensare a noi ed al nostro passato. Forse è venuto il momento di trovare e percorrere una nuova strada, un nuovo modo di intendere la nostra vita ed il nostro mondo. Forse è venuto il momento per iniziare a credere che esistono altri valori ed a coltivarli con uno spirito diverso.
Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

07/12/2011

Deluso?

Charles Peguy

Chi non ha mai vissuto dall’interno qualche consiglio di amministrazione, anche di società di rilievo, oppure non ha mai partecipato, anche da semplice spettatore alle discussioni di un partito politico o di un consiglio di quartiere, difficilmente può credere che la stragrande maggioranza delle privazioni, imposte e regole che deve sopportare per poter vivere in una comunità “organizzata” sono il frutto di ragionamenti strampalati e, molto spesso, di interessi molto poco dignitosi, di poche, pochissime persone.
Quando dirigevo uno delle più importanti società produttive di Timisoara, ho avuto modo di scontrarmi con l’ottusità di un consiglio di amministrazione che risiedeva in Francia, che come unica soluzione ad un previsto calo di fatturato, mi costringeva, di fatto, a licenziare oltre seicento dipendenti in poco più di un mese.
Seicento dipendenti significano seicento famiglie ed un innumerevole giro di micro interessi che spaziano dalla bolletta della luce al conto aperto dal piccolo magazzino di quartiere, passando dalle medicine per l’influenza del figlio appena nato. Una delle mie proposte, che per la cronaca non era stata nemmeno considerata, era quella di rinforzare il quadro rumeno delle attività collaterali e complementari alla produzione, riuscendo a ridurre drasticamente il numero dei licenziamenti. Questa scelta, apparentemente sensata e logica, oltre che economicamente sostenibile, si scontrava, allora, con la radice professionale ed operativa del capo delle operazioni Europa. Questi aveva costruito la propria carriera in un sito francese e quando era approdato alla stanza dei bottoni, si era circondato di tutti i suoi colleghi con i quali aveva condiviso le attività e la sua carriera in quel sito produttivo. Questi a loro volta avevano chiamato tra le loro fila altri dipendenti, tutti o quasi, dello stesso sito produttivo, che a loro volta ne avevano scelti altri. Così facendo, quel sito, pur quasi non producendo più nulla, era rimasto una nota di spesa incredibilmente salata, che, ovviamente, veniva pagata da qualcuno. QUesto qualcuno era storicamente la fabbrica che da poche settimane avevo iniziato a dirigere, visto che fino a poco tempo prima, era stata diretta da un altro degli appartenenti alla cerchia di “amici” di cui parlavo poc’anzi. La morale è che il mio progetto non fu adottato. Dovetti licenziare oltre seicento persone. Dopo molte altre azioni simili e non molto tempo, rassegnai le dimissioni. Pochi mesi dopo, il gruppo industriale a cui apparteneva questa fabbrica rumena, fallì e fu rilevato da un altro gruppo industriale.
Se adesso prendete questa storia, che non ha niente a che vedere con la fantasia e la traslate su quasi tutte le decisioni finali, siano esse di licenziamenti, tagli di salari, tagli delle pensioni, riduzione della spesa sanitaria e quant’altro, non farete un grosso errore. Molte volte non sono la mala fede, o gli interessi personali, che dettano le scelte, bensì l’incompetenza e l’ignoranza.
Altre volte il compromesso per poter mantenere in vita un’idea, di base buona, ma non applicabile a causa del gioco delle maggioranze. Per cui il “do ut des” diventa pratica comune, ma non sempre, anzi quasi mai, la fine dei giochi riserva un pareggio per i giocatori, anche se ben intenzionati e ben allenati.
Oggi, dopo l’era B. & B., dove il B. più povero e semianalfabeta, si scaglia contro le incapacità di governo del neo eletto Presidente del Consiglio, tralasciando il fatto che fino a ieri e per ben diciassette anni era lui stesso nella stanza dei bottoni, con la eco, oramai, tediosa, del ricco B. che incalza e deride uno dei poteri dello Stato, perchè spende i soldi in maniera inutile, dato che comunque lui sarà prosciolto dato che le leggi che, lui stesso ha fatto ed ha promulgato, riducono i termini della prescrizione dei suoi reati, assistiamo ad una sorta di già visto.
Monti taglia. MOnti non si avventa sugli evasori. Monti non traduce in realtà alcune delle teorie economiche che insegnava e che ha studiato.
Ad un’intervista su La7, l’amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato, dichiarava che un solo centesimo in più concesso sui biglietti dei treni alle casse delle Ferrovie, permetterebbero alle stesse di ordinare oltre un miliardo di Euro di investimenti in infrastrutture, nuove carrozze, impianti e tante altre operazioni che, guarda caso, porterebbero occupazione e linfa vitale ad un piccola cerchia della nostra società. E’ molto facile fare demagogia ed accusare di incompetenza qualcuno. E’ facile, di base, accusare. E’ vero che moltissimi di noi non hanno né le nozioni né il tempo di analizzare le cause che hanno generato e che generano gli effetti che subiamo ed è vero che queste accuse sono quasi sempre di presa facile sull’opinione pubblica. Questo rende quasi tutto uguale e livellato al piano della strumentalizzazione, tanto ormai senza morale, senza etica, senza le parole di Peguy nel cuore, tutto è vero e tutto è falso.
Tutto questo per misurare od allontanare la delusione che il nuovo Governo sta suscitando in tutti i connazionali pensanti, dove le idee, le nuove idee latitano e le scuri finanziarie si preparano ad abbattersi, ancora una volta, sulla testa di milioni di cittadini che credendo che chi fa sa cosa fa, continuano a stringere la cinghia.
Ma quanti buchi sono rimasti ancora?
Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

06/12/2011

La resa dei conti.

Chi, come me, risiede a Timisoara in maniera stabile, s’è stancato di dover subire, ob torto collo, la presso chè unitaria incapacità di molti, non tutti, ristoratori che risiedono in questa città. E’ così, che tra il serio ed il faceto, ad alcuni di noi, diciamo, fruitori potenziali e reali di pasti venduti e spacciati quali originali e di qualità, è venuta l’idea di creare una sorta di graduatoria che prenderà in considerazione i fattori importanti che dovrebbero rendere un ristorante, un buon ristorante.
Non dichiareremo adesso quali sono i criteri che vogliamo adottare, ma se fossi un ristoratore, starei attento ad iniziare a modificare le proprie strategie. Essere un ristorante italiano non vorrà significare che sarà di successo a prescindere da qualità, servizio e prezzo. Da qui in avanti, stileremo una sorta di classifica che punterà ad ottenere un ristorante di punta per mese, forse per settimana, dove invitare i propri clienti ma anche trascorrere una serata piacevole con degli amici senza essere angosciati dal pessimo vino, dal cibo scadente, dalla maleducazione ed impreparazione delle cameriere e dal conto salatissimo.
Questo, di fatto non è un articolo, non assomiglia di certo allo standard che alberga in questo blog da qualche anno, ma è senza ombra di dubbio un avvertimento, per cui, secondo il noto detto, uomo avvisato mezzo salvato, diamo inizio alle danze e buon appetito.
Gianluca Testa