21/10/2011
Quando ero al liceo, correvano gli anni settanta, non potevi non essere di un colore politico. O eri “nero” oppure eri “rosso”. In ogni caso se ti trovavi dalla parte sbagliata, anche se volevi farti i fatti tuoi, trovavi sempre un imbecille che, nella migliore delle ipotesi ti prendeva a parolacce. Oggi la questione sembrava diversa. C’è il dialogo, la democrazia, la celere non carica più a prescindere. Con internet, poi, il messaggio, la comunicazione arriva immediatamente e la mobilitazione è incredibile. Altro che muri imbrattati da scritte che registravano un appuntamento del tipo “sabato 23 ottobre tutti in piazza a Bologna…”. Ma allora, che ci stanno a fare i violenti? Tutti noi capiamo che se un’azione democratica ha qualche possibilità di essere proficua ed arrivare a dei risultati eclatanti, questa ce l’ha solamente se rispetta le regole. La violenza non fa parte di queste regole. Che si tratti di una guerra è vero, ma si tratta di una guerra che va combattuta in silenzio, agitando la nostra indignazione ed insoddisfazione come una bandiera sulla Hamburger Hill. Questi violenti, poco più che analfabeti, sono e stanno facendo il gioco di coloro i quali dicono di combattere. Solo che oggi non siamo più negli anni settanta. Oggi la gente ha imparato a comprendere i segnali deboli e non accetterà tanto facilmente di rimanere in silenzio quando una truppa di scalmanati cercheranno di assaltare qualcosa al solo scopo di sfogare le proprie frustrazioni.
NOn credo che non ci sia una regia in tutto questo. Quanto meno mi è difficile non pensarlo, a maggior ragione oggi quando si scopre che tutti, ma proprio tutti sono al soldo di poteri spesso oscuri e criminali. Non ci credo perchè le regie di alcuni potentati passano tra la manipolazione delle masse e non solo da oggi. Quindi se i GF o se le isole dei famosi non sono più sufficienti ad inebetire al massimo le folle, allora si usa qualche cosa di più incisivo. Questo oltre a spaventare la gente rende la strada libera alle azioni politiche necessarie per legittimare uno stato di polizia al fine di bloccare tutto e tutti.
Gianluca Testa
Tags: 150 anni, Bugie, Confindustria, Falso, Galan, Timisoara, Unità d'Italia
Abbiamo la tendenza a credere che quello che leggiamo sia vero. Questo è tanto più esatto quanto, quello che stiamo leggendo, combacia con le nostre convinzioni o si sposa con le nostre idee generali. La potenza di internet risiede nella facilità potenziale di raggiungere tutti gli abitanti del pianeta, ovunque essi si trovino, a condizione, ovviamente,, che abbiamo una connessione disponibile.Non credo che sia fantascienza quella di credere che ci siano gruppi capaci di utilizzare il web per trasmettere false voci che abbiamo lo scopo, nemmeno tanto oscuro, dii modificare le opinioni e di coinvolgere milioni di persone a scegliere qualcosa di diverso da quello che avrebbero scelto se, quelle voci, non fossero state così “vere” in quanto ripetute da tutti, o da molti. Non c’è sempre e solamente dolo, c’è posto anche per l’errore ovviamente. L’errore è ancora più subdolo, in quanto chi lo commette crede in quello che ha affermato ed è disposto a difenderlo, fino a quando non appare un evento che renda lapalissiana il suo errore.
Oltre a blog, siti di vario genere, compresi i social network, dove milioni di persone con un semplice click del loro mouse, sommando il click di altri milioni di mouse creano la verità di una voce, oppure ne demoliscono le basi. Lo sforzo immane che Wikipedia sta,, da anni, utilizzando, serve proprio per evitare che voci diventino storia e, di conseguenza,, inconfutabili realtà. Noi che utilizziamo internet dall’inizio, possiamo dirlo, sappiamo che è così, sapiamo che quello che si trova in rete può essere una gigantesca spazzatura come una profonda verità. Noi, che utilizziamo internet sappiamo spesso, non sempre, come discernere il vero dal falso, ma sappiamo anche, che è sempre più difficile. I nostri figli seguono quello che accade nel mondo e, quello che accade nel mondo, arriva ai nostri figli ad una velocità che non è più possibile controllare. Dobbiamo lavorare alla base, alla radice della formazione del loro pensiero perché capiscano che essere un’entità pensante non ha prezzo e che solamente così potranno distinguersi ed evitare di essere inglobate in catene diioe dsul “mi piace” solo perché l’icona del messaggio è accattivante e non perché il messaggio è importante.
Un altro aspetto del vero è il messaggio che viene inviato a mezzo stampa o direttamente parlando.
A titolo d’esempio l’avvenimento che ha visto alcuni italiani presenti ad una manifestazione che ha avuto come base i cento cinquanta anni dell’Italia unita. L’avvenimento ha visto presente anche un ministro del governo Berlusconi il quale ha parlato del “miracolo Timisoara”. I rappresentanti di Confindustrria Romania, sulla rappresentatività dei quali mi si consenta non commentare, hanno raccontato qualcosa, non ha importante cosa, ma quello che hanno dichiarato è falso. Il miracolo Timisoara, se mai è esistito, oggi sicuramente non c’è più. Da anni gli italiani che hanno contribuito all’evento della delocalizzazione di massa, sono andati via e, quelli che sono rimasti stanno cercando, disperatamente di rimanere a galla. Per chi comprende il rumeno qui c’è un articolo locale. In questo caso l’informazione non solo è falsa, ma è anche vecchia di almeno tre sette anni. La rete, grande rete, aiuta a rendere ridicoli anche questi “rappresentanti”.
Gianluca Testa
20/10/2011
Un altro tiranno è stato eliminato dalla faccia della terra.
Dopo quarant’anni di dominio incontrastato è stato scovato ed ucciso.
La sola cosa triste è che i nuovi non hanno nulla di diverso dai vecchi. Per lo stesso motivo per il quale non posso essere d’accordo con la pena capitale, non riesco a credere che non si sia potuto bloccare gli spari che lo hanno ucciso.
Quello che nascerà, qualunque cosa sarà, si fonderà su questo assassinio, visto che non può essere definito altrimenti.
Premesso questo, molto probabilmente la popolazione, vessata da una famiglia sanguinaria e despota, si troverà tra le braccia di altri, forse meno brutali, ma altrettanto disinteressati alle necessità comuni. Avvoltoi stranieri, assetati del petrolio libico, sono già all’opera da diverso tempo, sicuramente i giochi sono stati già decisi. Noi, da ex colonizzatori e da nuovi bacia mano, forse, cercheremo di avere un pezzetto delle opportunità che ogni rivoluzione offre per la ricostruzione. Forse parteciperemo, dato che lo schierarsi pro Gaddafi è stato talmente ostentato e pubblicizzato, che, a mio parere, sarà difficile che i nuovi azzerino questa memoria.
Ma in questi casi è veramente difficile capire cosa può accadere.
Gli interessi economici sono “super partes” nel senso che non hanno nessuna attinenza con morale ed etica. Una sorta di puttana da quattro soldi che mercifica il corpo e le idee degli altri al solo scopo di arricchire i pochi raccolti attorno all’immenso ricco piatto.
Il mio scenario non è molto positivo. Mi pongo al centro del mediterraneo di oggi.
Guardo all’Egitto, alla Libia, ed agli altri Paesi che, usciti da una pluriennale tirannia, dopo i primi rari secondi di speranza di una nuova vita democratica, si trovano rilanciati in una sorta di proiezione che di democrazia non ha nulla.
E’ la solita storia. Quella dove i pochi si mantano della pelle dei tanti, facendo leva su concetti di altissimo valore morale per spingerli al massacro. Chi ci casca è sempre il povero uomo della strada, il padre di famiglia che non può più sopportare l’idea che i propri figli debbano crescere nella stessa situazione in cui ha vissuto lui stesso.
Trasliamo questa vicenda, con le dovute modifiche ed i dovuti distinguo e ci troviamo in Italia ai giorni nostri, Stessa storia, stessa situazione di ratto della democrazia, dove pochi, uni, comprano fiducia, comprano impunità alla faccia delle più elementari regole etiche e morali. Non si illudano i più che ci sarà un diverso epilogo della nostra faccenda. Forse non ci sarà il sangue, c’è da augurarselo, ma rimane il fatto che gli avvoltoi sono già sui trespoli.
Gianluca Testa