Spazio Italia - Radio Timisoara

Archive for May, 2011

Pensieri politici

18/05/2011

Ho vinto no ho perso, ma no ho pareggiato.

MIlano - La Scala

Come volevasi dimostrare, adesso tutti stanno a contare i peli nell’uovo e, contrariamente a tutte le regole e le note battute, dove la matematica continua a non essere un’opinione, tutto diventa aleatorio ed instabile. Terribile tra tutte le dichiarazioni è quella dell’estremismo radicale che viene affibbiato la candidato sindaco di Milano che in contrapposizione all’attuale Signora è già stato dipinto come un estremista di sinistra “amico dei centri sociali” e chi più ne ha, ne metta.
C’è da riconoscere che gli ordini di scuderia in casa PdL vengono rispettati ed eccome. Ogni voce del coro non stona nemmeno se battuta da incuranti ed irriverenti oppositori. Tutti la stessa espressione e la stessa dichiarazione.
Dall’altra parte si continua a giocare come s’è sempre giocato e, questa pseudo vittoria parziale, almeno su Milano, la si sta trattando come un merito delle proprie azioni mentre altro non è che il solito, eterno ed infinito risultato dello sfinimento provocato dalle angherie del potere. Nessun merito quindi, semmai un demerito di chi, con strafottenza ed incuranza, ha trattato e sta continuando a trattare milioni di persone come dei lobotimizzati senza nessuna capacità cognitiva e razionale.
Nessun merito quindi singor Bersani, ma almeno cerchi di approfittare del vantaggio che l’è caduto in braccio, non lo sprechi con l’eterno tenzone “lui ha detto, io ho fatto”, Milano, come la maggior parte delle città e paesi del nostro Paese, possiede un bagaglio di problemi irrisolti che solo ad essere sfiorato, non dico aperto, mette paura. C’è solo l’imbarazzo della scelta, cominci usando il buon Pareto e vedrà che non si sbaglia.
Dal mio canto, spero che vinca qualcuno e non solo a Milano, che, una volta tanto cerchi di far rispettare le regole, magari non tutte, ma almeno quelle più importanti.
Certo, la speranza è sempre l’ultima a morire.
Gianluca Testa

Pensieri e basta

17/05/2011

Quinto Orazio Flacco

Quinto Orazio Flacco

Certo che quando perpepisci la verità della storia ripetuta, gli orizzonti diventano un po’ più ristretti ed una parte di te, che ha desiderato navigare, volare, inventare e scoprire nuovi scenari, si trova, quanto meno, spiazzata.
Questo accade, molto spesso, credo, un po’ a tutti, ma ultimamente per me è diventato una sorta di ossessione.
E’ vero che sono esistiti ed esistono, donne ed uomini che scrivono interi brani di storia, siano essi a caratere mondiale che locale, ma queste persone non sono altro che una replica di altre che le hanno precedute in passato e, loro stesse sono un modello per coloro che sono a venire.
Tutto questo significa solamente che, eccezion fatta per i particolari, che poco interessano, le storie non fanno altro che ripetersi.
La verità dell’aurea mediocritas, lode ad Orazio, è inconfutabile, dato che gli eccessi, siano essi in basso che in alto, vengono sempre esclusi ed in molti casi banditi.
E’ vero che ognuno di noi si sente come un universo a parte e, se consideriamo la comlessità del nostro personale essere, senza voler entrare in questioni genetiche e filosofiche, possiamo certamente asserire di essere dei mondi di diversità, ma è anche vero che tutte queste differenze, dato che abbiamo stabilito che esistono, non sono che infinitesimamente piccoli dettagli che, se osservati da un livello leggermente più generale della stretta sfera personale, diventano quello che in realtà sono, dettagli appunto. Poi, più allontaniamo il punto di vista, più questi dettagli non raggiungono nemmeno il rango di visibilità e di percettibilità percepita, per cui, semplicemente spariscono.
Il succo di tutto questo sta nel fatto che le nostre azioni, se non sono macro, non si vedono se non ad un livello molto ristretto a meno che, a causa dell’eccezionalità di una serie quasi infinita ed imprevedibile di fattori, questi eventi non rappresentino un qualcosa di più per un numero più grande di persone.
Senza entrare nel fattore squisitamente patologico della necessità di alcuni di apparire a qualunque costo, possiamo dire che l’ignoranza di questi fattori ci rende sicuramente non noti ma decisamente sereni.
L’aurea mediocritas corre a proteggere il nostro sonno e la nostra veglia permettendo ai nostri sogni, non imbrigliati nella quotidianità di navigare in mari senza regole alcune.
Per uni, però, l’aurea mediocritas delinea dei confini troppo stretti sia in spazio che in tempo ed ecco che, senza quasi accorgersi, ci si trova a combattere con le regole che governano il resto dl mondo. Non le si subisce più, ma anche se non le si vuole combattere si è obbligati a farlo, il più delle volte per difesa.
Intanto, in tutto questo, il tempo trascorre ed anche se fosse fermo, se non esistesse, quel qualcosa che ci rende maturi e poi vecchi, funziona alla perfezione e lentamente ci consuma.
Nell’unicità di ognuno di noi viviamo il paradosso di essere nella stessa barca e di svolgere infinite medesime azioni mosse da infinitamente diversi individui, personalmente mi sconvolge e mi attrae. Oltre ad essere un paradosso risulta essere un pericoloso limite nel momento in cui qualcosa dentro di noi viene a rompersi.
Mi piace giocare con questi pensieri, sono convinto che moltissime altre persone lo fanno, anche se non ho ancora percepito il pro di tutto ciò.
Gianluca Testa

Pensieri politici

08/05/2011

Silenzio

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Il Signor Indro Montanelli«L’unico consiglio che mi sento di darti, ma che ti prego di non seguire, è di non essere mai dalla parte del vincente di turno. Se ne hai il coraggio, sii sempre dalla parte del perdente. Ma di coraggio ce ne vuole molto, perché costa caro». Indro Montanelli

E’ vero, serve un coraggio inimmaginabile. Ma è anche vero che servirebbe, anche, una buona dose di incoscenza che potrebbe convincerci a navigare credendo che si tratti di coraggio.
Serve anche una buona dose di auto stima, ma senza una delle due componenti testé citate, l’autostima verrebbe presto sopraffatta dalla fame.

Cerchiamo sempre delle attività alternative. Consideriamo sempre delle soluzioni che prevedano, quasi sempre, la distruzione dell’esistente. Siamo capaci a mentire anche a noi stessi pur di giustificare quasi qualunque azione. Ma se ci soffermassimo un solo istante per comprendere le regole elementari che regolano il nostro sistema, scopriremo che la più imperdonabile delle colpe ricade, sempre, su chi tace. Su chi non esprime la propria opinione utilizzando soprattutto l’unico vero valido modo per modificare, migliorare la nostra esistenza sociale. Non si chiede a tutti la partecipazione che pochissimi potrebbero realmente rendere utile e creativa. Non si chiede a tutti di esprimere costantemente opinioni pertinenti, a sviscerare lucubrazioni ed analisi approfondite degli eventi che li circondano e che li circonderebbero se si decidesse una oppure un’altra cosa. Si chiede solamente che non ci sia silenzio e che non si lascino parlare solamente quelle infime propaggini che diventano, gioco vuole, maggioranza che decide.
Siamo destinati a soccombere pur possedendo uno strumento di governo eccezionalmente efficiente. Siamo destinati a subire le più immonde nefandezze solo perchè lo permettiamo tacendo.
Per schierarsi con uno o con l’altro occorre avere un’opinione. Ma qualunque essa sia, si deve formare dall’analisi di qualcosa. Il pensiero si forma comunque, si realizza in forme ed in espressioni diverse, ma può essere facilmente manipolato ma, come la storia ci insegna, anche le peggiori scelte, così come le migliori, hanno un principio ed una fine ed ogni fine è il seme fecondo di un nuovo inizio.
Tacere rende immutato lo stato delle cose, tacere è il peggior crimine che l’individuo possa commettere nei confronti di se stesso e della sua comunità. Tacere è semplicemente un atto contro natura, è un terrificante strumento nelle mani di altri che hanno compreso questo meccanismo e rendono l’universo delle cose sempre più elementare, volutamente elementare al fine di portare le masse a credere che i loro bisogni primari sono soddisfatti anche se, individualmente, non lo sono per nulla.
Schierarsi con il più forte genera dittature, governi assolutisti, uccide la democrazia.
Sembra esista una regia, ma non c’è nessuna regia, esistono solo degli approfittatori del silenzio.
Gianluca Testa