Spazio Italia - Radio Timisoara

Archive for April, 2011

Spazio Italia - Radio Timisoara

22/04/2011

Eresia.

E’ quasi Pasqua 2011. Non ho mai capito, capito nel vero senso del verbo, com’è che in un mondo dove tutto accade in un preciso istante, seguito da un infinito numero di istanti, l’evento cristiano della Pasqua accade sempre in un momento diverso. Non me ne vogliano i credenti, tanto più i ferventi cattolici, ma tra scandali e dogmi m’ difficile arginare la mia diffidenza al cospetto di avvenimenti racontati, filtrati e resi dogmatici, da altri uomini che per secoli hanno sterminato loro simili per permettersi una continuità secolare di privilegi e di potere praticamente assoluto.
Anche se il tutto si riassume in una mera questione economica, non posso, però, constatare e confermare che tra queste persone e tra questi atti, ci sono stati e ci saranno, avvenimenti che, religione a parte, se non per il fatto che ad essa sono stati dedicati, molti hanni commesso atti di tale e tanto valore morale, etico oltre che umano da lasciare esterefatti. Ci sono uomini che si sono e si stanno sacrificando, almeno secondo la nostra accezzione di sacrificio, per aiutare altri uomini a sopportare le loro sofferenze, per alleviare le loro pene, molte volte non causate da loro stessi, ma eraditate per un incomprensibile principio causale e casuale.
Va a tutti questi uomini ed ai loro protetti, a prescindere dalla loro razza, credo, sesso, età e cultura, il mio e credo il vostro, incommensurato augurio che questi giorni a venere, come quelli che ne succederanno, siano il più sereni possibile.
Gianluca Testa

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07/04/2011

Nuovo Codice del Lavoro

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lavoronero1La fiducia è stata accordata. Il nuovo codice del lavoro rumeno è passato e sarà attivo in poco meno di un mese. I sindacati hanno messo in piedi la solita pantomina populista, alla quale non sembra più credere nessuno, nemmeno gli affiliati al sindacato stesso, che tra le altre cose è stata anche abbastanza penosa. I patronati si sono rilevati deboli e poco incisivi, ed anche il Governo, non ha approfittato per creare delle basi più solide per assicurare al Paese una speranza in più di ottenere nuovi investitori. Quello che non molti hanno capito è che non serve a nulla dire che “tanto le regole più dure non sono applicate”, in una Nazione normale, la legge è legge e non si può applicare se piove e se c’è il sole no, o peggio ancora, solo per alcune società e non per altre. Si applica e basta. In base a questo principio le aziende che non sono mai venute in Romania, hanno come base informativa, a differenza dei nostri “imprenditori” padani, la Gazzetta Ufficiale. Molti, ne sono convinto, si sono spaventati quando hanno letto che i tempi ciclo (in rumeno norma) devono essere concordati con i Sindacati, oppure hanno decisamente sollevato una montagna di obiezioni quando hanno letto altri dettami del vecchio codice e come soluzione, hanno deciso di non venire, semplice.
Le nuove regole sono un po’ migliorative, sotto alcuni punti di vista, ma altre rispettano lo spirito e le consuetudini di questo popolo. E’ stata dichiarata guerra al lavoro nero ed all’evasione fiscale, quindi, in modo pertinente, si sono inserite delle disposizioni che sanzionano penalmente chi assume persone in nero. Bene la norma esiste ma è condizionata ad un evento, che se non raggiunto non genera il caso penale ma rimane un semplice reato amministrativo. La condizione è il numero massimo di persone che possono essere assunte in nero! Non più di cinque. In effetti la legge non permette di assumere fino a cinque persone in nero, ma non punesce gli autori delle assunzioni se non amministrativamente, fino a quella quantità, ergo, lo permette!
Lo so, ai più sembrerà una barzelletta, ma non lo è. Quindi piccoli negozi, bar, ristoranti, piccoli laboratori e quant’altro, sono salvi.
Una soluzione rumena al cento per cento.
Gianluca Testa

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01/04/2011

Imbecilli.

imagesSembra impossibile, a distanza di quasi vent’anni, come persone che hanno lottato, sognato, desiderato e, non ultimo, approfittato degli eventi nei quali si sono trovati, spesso senza sapere quello che stava accadendo, ma che, a poco a poco, prendeva forma, me è vero. Per le strade di quasi tutte le città rumene cominciava a nascere la convinzione che, forse, quella era la volta buona. Che forse, era quello il momento che molti di loro avevano sognato.
Nessuno, in quel momento stava pensando al dopo. Nessuno di quelli che era per strada, nessuno di quelli che stava lottando, nessuno di quelli che stava sognando. Coloro i quali stavano pensando al dopo erano gli stessi che aveva concepito il tutto. Erano gli stessi che avevano iniziato, aiutato, veicolato e condotto le prime azioni che erano seguite ad una pacifica e quasi innocua manifestazione. Una piccola insignificante manifestazione che non cercava libertà, non cercava più pane, non cercava più spazi ma, semplicemente, tentava, con inimmaginabile coraggio, di mantenere un parroco nella sua parrocchia. Tentava, con una forza che scaturisce dalla convinzione che tanto peggio non può essere, di fare in modo che il loro diritto, di volere accanto alle loro anime un piccolo parroco che forse per il suo pensiero stava diventando scomodo, fosse, probabilmente per la prima volta dopo l’avvento del potere comunista, rispettato. Il resto, la massa, il popolo per strada, che fino al giorno prima non aveva nemmeno lontanamente immaginato che potesse esserci la benché minima possibilità che le tenebre vissute fino a quel momento potessero svanire, stava ancora solo sognando. La maggior parte di loro non aveva un’idea di come funzionasse una democrazia, la maggior parte di loro avevano solo un enorme immenso, profondo, incommensurabile desiderio di sentirsi liberi. E’ difficile giudicare l’incomprensione che avvolse i più stravolgendo il significato di democrazia, spesso accumunandolo all’anarchia, sempre che di “incomprensione” si sia trattato.
Bene, tutto questo è parte del passato, sì di un passato che con tutte le responsabilità del caso, addebitabili agli uomini, non certo al passato stesso, ha trascinato questa bellissima Nazione nella situazione nella quale si trova. Corruzione, non rispetto della Costituzione, prepotenza ed arroganza, sembrano i soli ed unici principi che governano il tessuto sociale della Romania. Certo esiste una massa critica, anche notevole, che si è quasi nascosta nel proprio mondo ancora fatto di legalità e di moralità. Questa massa si indigna e commenta sfavorevolmente tutto quanto sta accedendo, ma non agisce, non si implica direttamente al fine di offrire altre possibilità, altre alternative a coloro i quali, che come loro, non accettano più questo modo di vivere. Non agendo permette, di fatto, il perpetrarsi di questa ventennale situazione, con l’unica devianza basata sul fatto che qualche politico, un po’ più sveglio o fazioso degli altri, ogni tanto approfitta di tale rumore di fondo, anche se quasi impercettibile, per lanciare delle azioni, apparentemente “purificatrici”, al solo fine di accrescere il proprio tornaconto politico ed eliminare concorrenti del proprio stesso partito, per ottenere chiari e lampanti benefici non solamente politici.
Si può decisamente obiettare che quest’attitudine non sia solamente rumena e non sarò io a dichiarare che non è vero, tutt’altro, mi sento solamente di avvalorare, rafforzare tale osservazione, elevandola al rango di dichiarazione. Devo però anche notare e sottolineare la differenza profonda tra quello che accade in questa Nazione, con quello che, seppur simile, avviene in altre Nazioni, una a caso, l’Italia. In Romania la situazione è endemica, talmente radicata e diffusa che non esiste parte del tessuto sociale, seppur infinitesima, ad esserne immune. Dal postino che se non viene prezzolato butta la posta nella spazzatura, firma le ricevute di ritorno delle raccomandate e pretende una sorta di pizzo dal pensionato che sta ricevendo la propria misera pensione, al giudice che accetta “attenzioni” per offrire servizi ai propri “clienti” che necessitano di risolvere cause altrimenti perse, al sindaco, passando per tutta la pletora dei consiglieri, impiegati, capi uffici, vice direttori, direttori, prefetti, ministri, segretari di stato, parlamentari, senatori e chi più ne ha ne metta. Qui il potere significa “faccio quello che voglio” oppure “vendo servizi”. Ovvio, non sono tutti così, esistono le eccezioni, ma sono così rare da apparire uniche. Inoltre, queste eccezioni, siano essi alti o piccoli dignitari, comunque al soldo dello Stato, od impiegati di imprese private, sono considerate dall’altra parte, dei perfetti imbecilli. Qui l’onestà, non è che non è capita, anzi tutti si lodano di praticarla, ma la pratica della stessa è lasciata a coloro i quali non hanno capito niente di come ci si arricchisce, gli imbecilli appunto.
Agli imbecilli, quindi, questo saluto, con la sempre più tenue speranza che dopo millenni di intrighi, furti, prepotenze, con l’aiuto della loro forza morale ed etica, si riesca a ricavare una nicchia dove la gente normale, comune, quella a cui apparteniamo noi, che siamo la maggior parte di tutti, possa permettersi di vivere coscienti che le regole, almeno quelle della Costituzione, siano rispettate permettendo alla società di progredire riscoprendo altri valori che il solo denaro.

Gianluca Testa