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Archive for January, 2011

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29/01/2011

Confindustria = Unimpresa Romania

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Confindustria

Confindustria

La prossima settimana l’Aquila, quella vera, si poserà nel piccolo nido di Unimpresa Romania. Tra le polemiche e le insani aspettative di carneadi di questo Paese, rimane indenne il pensiero che è e sarà possibile elevare il simbolo del primordiale pensiero a realtà conclamata. Per questo serviranno uomini capaci di rendere le regole il rifugio di tutti, che alimenteranno il pensiero che ha creato questo che oggi, grazie agli sforzi di pochi, è divenuto realtà.
A questo punto, come nei vecchi film all’italiana, gettiamo quanto di vetusto ed inappropriato è rimasto negli angoli e ricominciamo con rinnovato entusiasmo a costruire, mattone dopo mattone, un’importante e consolidata unità d’intenti che altro non potrà che addurre giovamento a tutti noi. Lo spirito dell’associazionismo che ha partorito Fundatia, prima, ed Unimpresa dopo, è il mastice che ci permetterà di consolidare le nostre posizioni e rendere valido contributo ad una Nazione che sempre di più ha bisogno di supporti di qualità per cercare di risolvere e costruire quanto è stato rovinato fino ad oggi da una parte, e quanto non è stato neppure iniziato dall’altra parte.
Le aspettative sono tante. Come ogni nuovo inizio questa è un’occasione che abbiamo il dovere e la responsabilità di trattare come tale. Il dovere di eliminare quanto ha tentato di dividerci è sacrosanto. Quanto è stato alla base di discussioni e liti, comprese le cadute di stile, da qualunque parte esse venissero, sono retaggio di un passato che è, per l’appunto, trascorso.
Questo è un saluto ed un augurio nel contempo. Questo è molto di più di un desiderio, di una speranza. Questo è una certezza che quello che costruiremo da oggi in avanti sarà il frutto di una coesione senza precedenti che, con forza e determinazione, renderà il nostro nome, non solo applaudito ed ascoltato, ma anche atteso ed interpellato.
Questo è il pensiero che porterà le nostre idee a costruire quello di cui abbiamo tutti bisogno, un’organizzazione capace di rappresentare tutti coloro i quali, grandi o piccoli che siano, investono il loro ingegno, il loro tempo e le loro sostanze in imprese che, nel rispetto delle regole, contribuiranno anche a sviluppare il benessere di questo Paese.
3 febbraio 2011, giorno da ricordare.
Gianluca Testa

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La mulţi ani!

Buon Compleanno

Buon Compleanno

Capita raramente e quando capita non puoi non constatare che il tempo trascorso sulla loro pelle li ha intrisi di vita mista a storie che, con i propri aneddoti, noi abbiamo solamente ascoltato, forse osservato in qualche documentario. Non carneadi del mondo, bensì pilastri sui quali ha poggiato quanto noi stiamo ancora vivendo. Sono loro, professori e scienziati che tra un sorriso ed un ricordo, generosamente condiviso, hanno scritto i primi programmi per i primi computer del mondo, hanno scoperto particelle e reazioni che oggi ci permettono di avere la vita che abbiamo. Sono loro che in maniera semplice e naturale festeggiano una di loro che, grazie alle combinazioni del caso, permette che sia anch’io parte, indegna, di questa parte del loro tempo. Un altro anno, altri aneddoti ed altri preziosi momenti vissuti, regalati ad una memoria più fresca, sempre più stupita del loro immenso sapere. Quando le loro parole si propagano nella sala, tra il rispetto del pensiero altrui e tra le perfette giunzioni che saldano una mente all’altra, dove ricordi di vita vissuta, anche se iniziano ad enumerare chi c’era, non si tingono ne di tristezza ne di rimpianto. Forse dolgono alcune delle loro membra, forse l’udire qualcosa non espresso ad un tono un po’ più elevato è più difficoltoso, ma quello che i loro occhi hanno da raccontare, che desiderano rendere, discretamente, palese, copre con naturalezza e senza falsa non curanza del tempo trascorso, tutte le loro piccole, grandi pene terrene. L’eleganza di altri tempi rende il convivio quasi surreale. Rimani con il pensiero pronto a ricevere quello che con sicurezza arriverà. Non solo aneddoti, che forse sono meno importanti, colore benvenuto ed atteso, ma nulla di fronte al modo che costruisce i loro pensieri e le loro sincere lodi del trascorso. Vere personalità di una società e di una cultura che sembra sparita, annichilita da valori materiali, senza valore intrinseco senza la forza di resistere al tempo seminando qualcosa che valga la pena di essere mietuta. Una fortuna, una vera fortuna che ho desiderato condividere con i pochi che avranno la pazienza di capire e di accogliere questo per quello che desidera essere, un pensiero.
Parole per augurarti, di nuovo, a modo mio, buon compleanno Coleta.
Gianluca Testa

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12/01/2011

…ed allora?

Nelle more delle infinite discussioni che seguono fatti spesso eclatanti, fatti che rievocano stupore e spesso disgusto, la maggior parte della popolazione tutta, quasi all’unanimità si indigna.
Questa indignazione è il frutto di una valutazione, spesso superficiale, dei fatti appresi, che, una volta comparati con il proprio livello di accettazione etico e morale, al quale spesso deve essere farcita anche l’educazione ricevuta e le esperienze precorse, si arriva al verdetto finale. Che questo sia accettazione incondizionata, approvazione e via via totale rifiuto, l’indignazione è direttamente propozionale con il livello di accettazione che siamo disposti ad acconsentire.
Ma indignarsi, in fondo, a cosa serve?
Proviamo a considerare per qualche secondo una faccenda che sicuramente crei indignazione tra la gente che ne venga a conoscenza. Bene, anche se dovremmo soffermarci un momento sulla questione della pubblicità che ogni singola faccenda ha o dovrebbe avere, soffermiamoci sul fatto che qualcuno, preposto alla gestione di un qualsiasi patrimonio, che per definizione non gli appartiene, si comporti in maniera tale da ricevere degli illeciti e lauti guadagni grazie ad alcune azioni che sono palesemente in contrasto non solo con la morale, con l’etica e con il mandato che, tra le altre questioni, remunera il nostro gestore, ma anche dal codice penale di quasi tutti gli Stati sovrani del mondo. Bene, esclusa la flagranza, altra questione anche questa a volte opinabile ahimè, la notizia del fatto avvenuto inizia a circolare, sempre più velocemente tra le persone. Queste sono prima di tutto quelle, diciamo, appropriate, vicine al malfattore o malfattrice che sia, ma via via, più o meno velocemente, a seconda dell’entità e della notorietà delle persone ed aziende in causa, si espande verso una pletora sempre maggiore di ignari ed apparentemente indifferenti cittadini. A meno che quest’onda lunga della notizia non solletichi un qualche magistrato prodigo ed attento difensore del codice, fatto e notizia, tra i mille rivolti che nel percorso hanno modificato se non stravolto i termini ed i dettagli dell’evento delittuoso, ricevono un giudizio da perte di ciascuno ne sia venuto a conoscenza. Quando queste persne decidono il loro grado di accettazione al fatto rivelato, spesso non potendo o non volendo approfondire nei termini la questione stessa, giovandosi del piacere di credere quello che più gli aggrada credere, rimango tra l’essere entusiasti e tra l’essere indignati.
Se a questo punto, l’indignazione, il parere formato del malfattore, vdo anche se ci riferissimo ad una malfattrice, non si concretizza in una qualche azione, qualunque essa sia, cosa tra le altre molto difficile da accadere dato che il qualunquismo regna quasi in maniera assoluta, soprattutto tra gli indignati comuni, la domanda che il malfattore o la malfattrice potrà naturalmente porre a se stesso ed agli altri, siano essi anche incauti accusatori, sarà sempre la stessa: “… ed allora?”. Una semplice locuzione che cela una verità quasi inconfutabile. “Dite e pensate quello che volete, tanto non cambia nulla. Io sono furbo ed intelligente, e posso permettermi di fare quello che voglio”. Questa potrebbe essere una delle tante, tra le idee che potrebbero anche essere espresse dai più sfacciati tra i malfattori e la questione tragica è che, nella maggior parte delle situazioni, questo pensiero risulta essere veritiero.
Indignarsi non basta.
Anzi non serve, dato che non esistno più ed in molti casi di malaffare, non possono esistere sentimenti quali l’orgoglio , l’amor proprio, il rispetto e quant’altro dovrebbe albergare in ogniuno di noi. Dato che l’indignazione mina solo questi sentimenti, in assenza degli stessi è, per l’appunto, completamente inutile.
Per concludere torno sempre sulla stessa riga. Se veramente non siamo d’accordo con qualcosa, se veramente qualcosa ci ha indignati, ci ha fatto letteralmente uscire dai gangheri, allora mettiamoci all’opera e combiniamo qualcosa, attiviamoci in modo che il nostro malfattore o malfattrice impunita, vega a rispondere delle proprie misfatte, sempre tenendo in alta considerazione il fatto che non di vendetta si tratterebbe, bensì di elevato senso civico e sociale.
Gianluca Testa