Spazio Italia - Radio Timisoara

Archive for March, 2010

Spazio Italia - Radio Timisoara

14/03/2010

Signori si continua

Come da copione, adesso si urla al complotto, al fatto che i giudici hanno osato intercettare le telefonate degli intoccabili. Si è decisamente uno scandalo.

Ad ogni modo quello che mi preoccupa di più è che la cecità degli italiani non permetterà ai più di vedere che da ora in poi, coloro i quli si ergeranno a paladini della Democrazia, saranno quelli che fino ad adesso si sono accordati, nascosti, e chissà cos’altro, senza esporsi direttamente anche se, sono sicuro, sapessero anche molto di più di quello che sappiamo noi adesso.

Grazie, anche, al “Il Fatto Quotidiano” molti si stanno accorgendo, come se non avessero potuto farlo prima, che il regime esiste, è vivo e vegeto, e si serve, guarda caso del potere mediatico del Sultano.

Adesso non resta che smettere di indignarsi e passare ai fatti, sempre democratici ovviamente, ma fatti. Coinvolgersi e coinvolgere altri, rifondendo e rifondando le basi della nostra Democrazia, che per nascere, non dobbiamo dimenticarlo mai, ha dovuto essere alimentata da fiumi di sangue, il sangue dei notri nonni e dei nostri padri.

Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

09/03/2010

L’AMACA di Michele Serra (Repubblica 07/03/10)

“Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse.
Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all’estero. Perché non ho un sotto banco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.
Io
— insieme a qualche altro milione di italiani — sono l’incarnazione di un’anomalia. Rappresento l’inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato.”

Non credo che si debba aggiungere altro.

Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

07/03/2010

La legge è un’opinione per tutti.

La legge è uguale per tutti.

La legge è uguale per tutti.

Poche ore or sono Napolitano ha firmato qualcosa che segna, di fatto, la fine di qual poco di democrazia che ci era rimasta.

Il “decreto interpretativo”, che nella realtà è un decreto legge bello e buono, dato che introduce delle regole relative alla presentazione delle liste dopo ventiquattro ore dalla pubblicazione del decreto, distrugge in un solo colpo e con quattro articoli, le fondamenta della Democrazia.

Checchè ne dica qualcuno, la Democrazia si basa solamente su regole sancite da un Parlamento eletto da un Popolo sovrano nel corso di libere elezioni, regolate a sua volta da principi della Legge delle Leggi, la Costituzione, che abbiano come carattere non trascurabile, l’applicabilità a prescindere da credo, sesso, religione, razza, stato sociale.

Il fatto che per un panino qualcuno non abbia presentato le liste in tempo è del tutto irrilevante difronte ad uno degli articoli del Decreto “intepretativo” che annulla alcuni requisiti formali, necessari a garantire che le firme apposte dai cittadini sulle liste, siano vermente di quei cittadini.

Lo stile è sempre lo stesso, creare da un potenziale disastro, un’immensa opportunità.

Per coloro che urlano il diritto di poter votare quelli che avrebbero potuto non apparire nelle liste dei candidati, causa panino, diciamo che in condizioni analoghe, ma meno clamorose, fu il PDL a ricorrere contro la presentazione tardiva ed ottendere la non presentazione delle liste ritardatarie o non formalmente valide. Come la mettiamo con il diritto di quelli che avrebbero voluto votare i candidati delle liste non presentate a causa di altri panini?

Le regole sono e devono essere alla base della democrazia. Senza le leggi, norme e quant’altro ad esse riconducibili, non possiamo più chiamare quello Stato democratico.

In Italia la legge è un’opinione per tutti? No, è peggio, è un’opinione solo per alcuni.

Gianluca Testa