Spazio Italia - Radio Timisoara

Archive for November, 2009

Spazio Italia - Radio Timisoara

11/11/2009

Soluzioni rumene.

Personificazione della Virtù (Efeso)

Personificazione della Virtù (Efeso)

Il sole 24 Ore del 7 novembre ultimo scorso, riportava un articolo il quale descriveva il fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha bloccato l’erogazione di 1,5 miliardi di Dollari in attesa che la crisi rumena si sblocchi. Oltre a questo fatto, sicuramente non poco trascurabile, vengono aggiunti altri motivi, tutti legati alla non politica economica effettuata negli ultimi anni (venti?!) dai Governi della Nazione. Le richieste e le condizioni spaziano dalla richiesta dell’approvazione di un bilancio di budget per l’anno a venire, che preveda una riduzione al 5,9% del deficit del Pil strettamente legata alla riduzione di un numero consistente di dipendenti dello Stato, al contenimento di molte delle voci di spesa. Ma sopra ogni cosa, la formazione di un Governo con cui discutere e sottoscrivere gli accordi. Personalmente a me non sembra si tratti di condizioni strampalate, soprattutto per quanto concerne la formazione del Governo. Chi presterebbe 1,5 miliardi di Dollari a qualcuno che non ha nessun diritto legale di assumere l’obbligo di restituire detto prestito?

Non mi voglio di certo dilungare sulle motivazioni che stanno spingendo Parlamento e Senato a rifiutare qualsiasi proposta di Governo presentata dal Presidente in carica. Ne tanto meno prolungarmi su motivazioni e ragioni o torti del Presidente nell’insistere su alcuni nomi. Quello che desidero sottolineare è l’inalterato spirito levantino che caratterizza il rumeno pensiero ed il modo per risolvere le problematiche impellenti.

Vistisi rifiutare la trance di 1,5 miliardi di Dollari dal Fondo Monetario Internazionale (ma come si sono permessi?!) hanno rivolto lo sguardo alle banche locali. Commentare questa decisione è a dir poco superflua.

Qualche illuminato, considerando che la richiesta del FMI prevede in principal modo la redazione ed approvazione di un Budget per il 2010, ha pensato di risolvere il problema con una…rumenata appunto. Votare una legge per permettere al Governo dimesso di formulare un budget in modo che un nuovo, auspicabile, Governo, si trovi il lavoro già fatto. Questa è stata votata all’unaminità con due astenuti soltanto.

Quando si dice di necessità virtù!

Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

06/11/2009

Non fatti, bensì opinioni.

La nave affonda

La nave affonda

Ed il Paese affonda. Tra le liti, le zuffe, le ripicche e gli inconfessabili progetti, noi, che qui viviamo, che qui spendiamo il nostro tempo e le nostre energie, non vediamo altro che un baratro. Qualcuno ha detto che alla fine del tunnel in cui siamo entrati, niente non sarà più uguale a quello che è stato. Ho il timore che sia molto più che esatto. Si, ho paura perché non riesco a comprendere come si possa ritrovare, o trovare, un equilibrio non solo tra le forze, ma, soprattutto tra le abitudini di tutti. Parlo delle abitudini comuni e di quelle un  po’ meno comuni, ma sempre abitudini. Dal modo in cui si conduce l’automobile, dall’inosservanza anche delle più elementari regole civili, dal qualunquismo più sfrenato e radicale, al culto del denaro quale supremo valore onnipresente. Ed il Paese affonda, si radica sempre di più nel mal costume, nella mancanza dell’etica e delle più elementari civili. Cosa possiamo aspettarci per il nostro domani? Quali saranno le forze che potranno, se ci riusciremo, rimettere in campo quello di cui veramente abbiamo bisogno? Ho paura che avremo bisogno seriamente di “forze”. Qui, in questa parte dei balcani, in quest’isola latina, fagocitata dalle esigenze politiche di un’Europa impreparata e qualche volta naive, oggi non si parla d’altro che del virus che imperversa nel nostro mondo. Se ne parla talmente tanto che viene quasi da pensare male. Ed il resto? Con il resto delle altre questioni come facciamo? I maggiori candidati alla Presidenza hanno programmi diametralmente opposti. Quello in carica parla di ridurre il numero dei parlamentari e di utilizzare una sola Camera e mantenere l’attuale livello  impositivo. Un altro vuole aumentare le imposte sul reddito e l’IVA e non toccare il Parlamento. Un terzo vuole ridurre le imposte al dieci percento. C’è sicuramente qualcun altro in lizza per la poltrona di Presidente della Repubblica, ma francamente non riesco a ricordare nessun particolare degno di nota. Per tutti, comunque, un comune denominatore, nessun programma credibile. Dall’altra parte la Comunità, quella Europea, chiede, impone sarebbe meglio dire, una riduzione di almeno centomila dipendenti dello Stato nel prossimo futuro. Già sento i commenti dei potentati locali, “ma chi sono questi che vogliono comandare a casa nostra? Lasciamoli parlare, tanto poi noi facciamo comunque quello che vogliamo”. Solo che, questa volta non si tratta più di “fregare” una verginella, se mai l’ha avuta oramai l’ha perduta, e proprio dalle parti di Bucarest. Ed allora, nessun problema i soldi degli stipendi dei dipendenti pubblici li chiediamo in prestito alle banche. Nessun problema se questa operazione darà un ulteriore colpo basso alla già striminzita attività creditizia. Quindi nessuna programmazione, nessun piano, nessun programma, solo il solito guardare ad un orizzonte temporale di poche ore, tanto il resto non è affare proprio. Ed il Paese affonda. D’altro canto il modo di operare è ben conosciuto e collaudato. Non si discute di fatti, bensì di opinioni, ed il gioco è fatto. Il duemiladieci è alle porte. In tanti stanno stringendo la cinghia per apparire un po’ meglio di quello che in realtà sono. Le banche non dichiarano la massa dei loro creditori insolventi non per pietà, e nemmeno per ottemperare agli obblighi di trovare nuove soluzioni dilazionando crediti o quant’altro, ma per non chiudere i bilanci con delle macchie di insolvenza elevata. I politici lottano per avere il potere, ma anche qui denotano una miopia che rasenta la cecità, considerando il baratro in cui hanno spinto il Paese negli ultimi vent’anni, dovrebbero lottare per non essere più al potere, lasciando la “patata bollente” nelle mani di un qualunque naive. La gente comune spera, da fondo ai risparmi, se ne ha mai avuti, cerca di vendere la macchina o qualunque altra cosa possa permettergli di raggiungere la fine del mese. Quelli che, baciati diciamo dalla fortuna, hanno vissuto momenti di gloria, ma che hanno sperperato patrimonio in stupidaggini, cercano, pateticamente di trovare soluzioni pur di non perdere lo status acquisito. Per farlo c’è chi si prostituisce in cambio del valore di una rata, sarebbe più indecoroso non arrivare al ristorante con la Mercedes acquistata in leasing. Altri cercano altre strade per commuovere qualcuno più accorto e che ha mantenuto gran parte di quello accumulato. In ogni caso una situazione difficile, che se vista nell’insieme non può non spaventare. Ed il Paese affonda.

Gianluca Testa

Spazio Italia - Radio Timisoara

05/11/2009

Non tutto è perduto.

Da http://www.dphoto.it

Da http://www.dphoto.it

Qualche volta ho la sensazione di essere stato in grado di costruire qualcosa. Altre volte ho la percezione che sia vero. Ho avuto occasione di rivisitare alcune delle mie trascorse e presenti attività nel tentativo, che spero sia andato a buona fine, di spiegare il perchè, il come e l’impatto della delocalizzazione italiana in Romania secondo Gianluca Testa. La domanda, in realtà richiedeva una risposta molto articolata e complessa, ma verteva sulla veridicità o sul dubbio che le lezioni riguardanti il delocalizzare raccolto dalle aule universitarie italiana, ed il vero vissuto e radicato nella nostra immagine lasciata in questo Paese, corrispondess a verità oppure no.

Gli intervistatori un gruppo di giovani laureati e laureandi dell’Università di Ferrara, che dopo aver discusso con l’amico e collega d’onda Carlo Marchegiano, sempre su sua gentile segnalazione, mi hanno contattato per un’intervista, appunto.

Lo scopo di queste righe non è un rievocare le ‘gesta’, lungi da me, bensì  l’occasione per ribadire e sottoscrivere con forza quanto posto a conclusione delle piacevoli ore trascorse a raccontare e cercare di spiegare quello che, impropriamente, viene chiamato “modello di delocalizzazione”, che modello certamente non è,  l’augurio misto a speranza che giovani come i miei graditi ospiti, possano essere il motore di un modo nuovo di fare impresa.

Una domanda tra le tante ha colto nel segno lo stato d’animo che pervade me ed alcuni altri connazionali quando veniamo accumunati “all’imprenditore” che esce dalla discoteca alle quattro del mattino con i pantaloni rossi ed un’avvenente ragazzina stretta tra le morse del suo portafogli. Una domanda che, più delle altre, mi ha riportato a vedere quello che avrei desiderato vivere dopo tanti sforzi, dopo tanto lavoro e tanto sacrificio. Una domanda che, tra le altre, mai come questa volta, mi ha chiesto qualche secondo in più prima di rispondere.

Confermo che ne è valsa la pena.

Si, la risposta è questa, n’è valsa la pena, sol perchè, altrimenti, non avrei avuto di cosa intrattenervi per un paio d’ore, sol perchè, andandovene, mi avete lasciato la chiara e certa impressione che avete percepito la passione con la quale sono stati vissuti questi anni in Romania.

Se riusciremo a reincontrarci, magari a Ferrara, sono sicuro che rivedrò lo stesso entusiasmo nei vostri sguardi. Andate avanti così ragazzi, c’è bisogno di gente come voi.

Gianluca Testa