Spazio Italia - Radio Timisoara

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Spazio Italia - Radio Timisoara

02/07/2009

Banche e dintorni

soldiProvengo dal sistema. Ebbene si’, lo ammetto, ho lavorato in banca anch’io, e non poco. Dieci anni, quasi. Erano altri tempi, gli anni ottanta, in Italia, dove si canticchiava quel ritornello che recitava “…lavoro in banca…stipendio fisso…”. Poi le cose sono cambiate. Le banche hanno cominciato a non essere piu’ viste come dei simulacri, dei templi con il culto del dio denaro.  Le banche hanno iniziato a fare i conti con la concorrenza. Le banche estere hanno avuto il via libera in Italia. Hanno iniziato, prima ad imporre un banca pensiero diverso, molto piu’ commerciale, poi hanno iniziato la campagna acquisti. Piu’ semplice acquistare sedi gia’ esistenti sul territorio e radicate nel tessuto sociale, che iniziare tutto daccapo, con la difficolta’ in piu’ di dover vincere la normale diffidenza dei nostri risparmiatori, quei tantissimi e piccoli. Lo stesso e’ capitato anche all’estero, piu’ o meno lo stesso percorso. Il risultato e’ che molto spesso, le vecchie filiali sparse nel territorio, hanno aggiunto un piccolo logo accanto al loro nome di sempre. Spesso l’inglese diventava la lingua di base. Le norme cambiavano radicalmente. Il rapporto decennale con molti dei clienti del proprio portafoglio non aveva posto tra i nuovi indicatori imposti ed alla base delle delibere di credito. I direttori di sempre non c’erano piu’. Poi e’ arrivata la crisi. Se prima gli indicatori erano la luce guida, poi sono  diventati, lo sono tutt’ora, l’unico elemento che viene utilizzato per decidere della vita o la morte di una societa’. Non importa che storia abbia, non importa quanti stipendi e dividendi abbia permesso di pagare negli anni. Non si inquadra nell’indicatore xy, rientro immediato. Nessuna deroga, nessun piano alternativo.  Intanto inondano l’etere ed imbrattano i muri delle citta’ con slogan di un’ipocrisia sfacciata, irritante, a dir poco vergognosa. “La tua banca”, “tu al centro”, “Noi capiamo i tuoi bisogni”. Non desidero in nessun caso pensare, e voler indurre qualcuno a credere che le banche, il sistema bancario, debba essere considerato un’assistenza ai bisognosi, ma non posso non constatare che la perdita di personalita’ e la completa mancanza di responsabilita’ individuale, ha indotto la maggior parte di quelli che si considerano banchieri, a trincerarsi dietro le “superiori determinazioni” di organi decisionali che altro non sono che quei famosi indicatori di prima, inventati per poter rendere uniforme quello che non puo’ essere uniformato proprio per natura. Ogni impresa è diversa da un’altra impresa. La responsabilità di aver investito in titoli spazzatura al fine di centuplicare guadagni con operazioni di bassa speculazione, invece, non ricade su nessuno. Mentre gli effetti di queste insensate e criminali attiita’, definite di “alta finanza”, le stiamo pagando tutti noi. Banche, per prima cosa ne dovremmo vietare la pubblicità. Sono pericolose come il fumo e l’alcool, soprattutto se hai la sfortuna di capitare nelle mani di un nessuno che ha degli obiettivi da raggiungere. Non avrebbe percepito il bonus di fine anno se non avesse convinto il piccolo imprenditore che quell’operazione di hedging era utile…

Gianluca Testa